Giovedì, 21 Ottobre 2021
Cronaca Uditore-Passo di Rigano

Resta ai domiciliari il boss Pino Sansone, la Cassazione: "Salute a rischio, giusto scarcerarlo"

I giudici mettono un punto definitivo a uno dei casi che aveva sollevato il polverone sulle presunte liberazioni di massa di mafiosi col "pretesto" del Covid: "E' malato, anziano e non ci sono esigenze cautelari di eccezionale rilevanza"

E' uno dei casi che, in piena emergenza sanitaria, aveva alimentato il polverone sulle presunte scarcerazioni di massa di boss mafiosi con il "pretesto" del Coronavirus: ora, però, la Cassazione ha messo un punto definitivo alla vicenda di Pino Sansone, confermando che fu giusto concedergli gli arresti domiciliari al posto del carcere a metà dello scorso aprile, cioè in piena pandemia. Esattamente come aveva disposto il tribunale del riesame - accogliendo il ricorso degli avvocati Giovanni Rizzuti e Marco Giunta - scatenando però pesantissime polemiche. Anche se inizialmente, come aveva rimarcato PalermoToday, non si conoscevano neppure le motivazioni del provvedimento (depositate un mese dopo).

Sansone, costruttore colluso e nome ben noto all'interno di Cosa nostra, era tornato in cella - a Voghera, zona ad alto rischio Covid, e in un carcere dove già c'erano stati casi positivi e persino decessi - a luglio dell'anno scorso con il blitz "New Connection". Non sta(va) quindi scontando una condanna. L'accusa per lui, che ora è sotto processo, è quella di aver fatto parte della famiglia dell'Uditore. I suoi difensori avevano chiesto di concedergli i domciliari - come previsto da uno dei decreti emergenziali - per la sua età (70 anni), le gravi patologie di cui è affetto e che lo espongono a un rischio maggiore in caso di contagio (bronchite cronica ostruttiva, ipertensione, tra l'altro), ma anche perché non vi sarebbero state "esigenze cautelari di eccezionale rilevanza".

La Procura si era opposta e il gip aveva lasciato in carcere Sansone, non ritenendo vi fossero i requisiti per mandarlo ai domiciliari. Il Riesame aveva poi ribaltato la decisione, ora confermata dalla Cassazione. I giudici avevano scritto che "dalla documentazione emerge che Sansone è affetto da alcune patologie, come la bronchite cronica ostruttiva, l'ipertensione e la stenosi dei bulbi catoridei, che pur non avendo comportato sino ad ora una situazione di incompatibilità con la detenzione inframuraria, potrebbero oggi (ad aprile, ndr) determinare complicanze letali o comunque grandemente pregiudizievoli per la salute dell'indagato in caso di infezione da Covid-19. Peraltro tale pericolo di contagio nella fattispecie in esame - sottolineava il Riesame - appare concreto, atteso che all'interno della casa circondariale (di Voghera, ndr) ove è ristretto Sansone sono stati registrati diversi casi di soggetti detenuti risultati positivi al Covid, alcuni dei quali sono deceduti. Anche l'età avanzata di Sansone, prossimo al raggiungimento del settantesimo anno di età (cosa avvenuta il 5 maggio, ndr), va valutata quale circostanza espressamente prevista come ulteriore fattore di rischio di complicanze in caso di contagio".

Inoltre "ritiene il collegio - si leggeva ancora nel provvedimento - che nel caso di specie non sussistano le esigenze cautelari di eccezionale rilevanza (né le stesse sono state ravvisate dal gip in sede di applicazione della misura di massimo rigore, o dal tribunale per il Riesame, in occasione dell'impugnazione dell'ordinanza genetica). La condotta contestata a Sansone, infatti, è di mera partecipazione all'associazione mafiosa, quale membro della famiglia dell'Uditore, senza l'assunzione di alcun ruolo apicale all'interno del sodalizio mafioso". Da qui la decisione - giudicata allora "scandalosa" da buona parte dell'opinione pubblica - di concedere i domiciliari all'indagato.

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