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Cronaca Corleone

Processione con "inchino" sotto casa Riina a Corleone, il confrate condannato non ci sta: sentenza impugnata

I fatti risalgono a maggio 2016 quando la “vara” con San Giovanni Evangelista si sarebbe fermata proprio davanti alla casa della famiglia del boss. Lorenzo Grizzaffi, cugino di secondo grado della moglie del capomafia ormai defunto, è stato riconosciuto colpevole ma ricorrerà in appello

La “vara” con San Giovanni Evangelista si sarebbe fermata proprio davanti alla casa della famiglia del boss Totò Riina, a Corleone, durante la processione del maggio 2016 e, secondo la Procura, a volere quel presunto inchino sarebbe stato Lorenzo Grizzaffi, cugino di secondo grado della moglie del capomafia ormai defunto, Ninetta Bagarella. L’uomo è già stato condannato a sei mesi per turbamento di funzioni religiose dal tribunale monocratico di Termini Imerese, ma ora il processo arriva davanti alla Corte d’Appello di Palermo: l’imputato, che ha sempre respinto le accuse, ha infatti impugnato la sentenza.

La vicenda del santo che si sarebbe fermato proprio in vicolo Scorsone 24, dove abita la vedova Riina, aveva scatenato un putiferio e le stesse forze dell’ordine presenti alla processione avevano deciso di abbandonarla dopo la strana sosta. L’arcivescovo di Monreale, Michele Pennisi, aveva stigmatizzato duramente l’accaduto e da allora aveva vietato il passaggio di qualsiasi processione in quella stradina di Corleone.

Secondo l’accusa, sarebbe stato Grizzaffi, da confrate, ad avere e a suonare la campanella che avrebbe determinato le soste della “vara” lungo il percorso, compresa quella che sarebbe avvenuta in vicolo Scorsone per omaggiare – così contesta la Procura – i parenti del mafioso. I confrati dell’imputato lo hanno sempre difeso e lui, proprio perché ritiene infondata l’accusa e ingiusta la condanna, attraverso il
suo avvocato, Pierfranco Puccio, ha presentato ricorso in appello. Il processo è stato rinviato a giugno.

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