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Il business delle sigarette di contrabbando tra Napoli e Palermo: nomi e ruoli degli arrestati

A capo della presunta banda sgominata ieri ci sarebbero stati Pietro Corrao e due campani, che sono finiti in carcere. Si sarebbero serviti di diversi corrieri e avrebbero avuto i loro acquirenti di riferimento tra lo Zen e la zona di corso dei Mille

Avrebbero gestito lo smercio di sigarette di contrabbando tra Napoli e Palermo, servendosi - dopo lo scoppio della pandemia e il primo lockdown - anche di anonimi pacchi spediti attraverso corrieri. E' per questo che ieri sono scattati 10 arresti. In carcere sono finiti i napoletani Carmine Argentino e Giacomo Bilello, nonché il palermitano Pietro Corrao, mentre sono stati disposti i domiciliari per Giuseppe Di Grazia, Giovanni Freschi, Giovanni Guadagna, Angelo Giordano, e i napoletani Antonio Argentino, Gabriele Casella e Mario Barretta. Per altri 5 indagati, invece, il gip Roberto Riggio ha imposto l'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria: si tratta di Giovanni Di Stefano, Matteo Biondo, Giuseppe e Michele Di Piedi, e Pasquale Vecchione (di Napoli).

In base alla ricostruzione degli inquirenti a capo della presunta banda ci sarebbero stati Corrao, Bilello e Carmine Argentino. Il figlio di quest'ultimo, Antonio, così come Barretta e Casella, si sarebbero occupati di stoccare le sigarette di contrabbando a Napoli e di caricare le auto da far arrivare in Sicilia. In una seconda fare avrebbero invece spedito i pacchi tramite corriere. Di Grazia, impiegato alla Gls (totalmente estranea ai fatti), avrebbe aiutato il gruppo nella consegna dei colli, essendo a conoscenza dei codici identificativi. Secondo l'accusa, avrebbe consegnato le sigarette, ma anche pacchi con i soldi utilizzati per pagare la merce dagli acquirenti.

Di Stefano avrebbe avuto invece un banchetto per la vendita delle sigarette in via Testasecca, all'angolo con corso dei Mille. Freschi e Guadagna sarebbero stati invece due dei corrieri per le trasferte napoletane. Biondo sarebbe stato uno dei rivenditori, in particolare nella zona dello Zen. Stesso compito sarebbe stato affidato ai Di Piedi, mentre Giordano - in base alla ricostruzione dell'accusa - avrebbe avuto anche lui un ruolo di primo piano nell'organizzazione criminale. Vecchione, infine, sarebbe stato l'intermediario tra Giordano e Carmine Argentino, nello specifico inviando a Napoli attraverso carte prepagate le somme riscosse a Palermo dagli acquirenti.

Nell'inchiesta sono coinvolte anche altre 13 persone, per le quali la Procura aveva chiesto l'applicazione di una misura cautelare, che il gip ha però rigettato. Durante le indagini sono stati sequestrati 700 chili di sigarette di contrabbando (ma il giro sarebbe stato molto più vasto) e, secondo le stime degli inquirenti, il volume d'affari sarebbe stato di oltre 2 milioni e 400 mila euro. A Napoli una stecca di sigarette sarebbe stata venduta a 22 euro (cioè meno della metà del prezzo normale) e sarebbe stata rivenduta a Palermo all'ingrosso per 27 euro e al dettaglio per 35.

L'inchiesta della guardia di finanza - nello specifico del Gruppo Palermo, guidato da Alessandro Coscarelli, e del 2° Nucleo operativo metropolitano di Palermo, guidato da Filippo Giordano - è coordinata dal procuratore aggiunto Salvatore De Luca e dal sostituto Giorgia Spiri.

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