Mercoledì, 16 Giugno 2021
Cronaca

"Ha portato al fallimento diverse aziende", condannato finto consulente del lavoro

La sentenza di primo grado è stata emessa dalla terza sezione penale del Tribunale. Italo Fichera deve scontare tre anni e due mesi di reclusione per esercizio abusivo della professione, falso e truffa. L'Ordine dei consulenti del lavoro ha ottenuto un risarcimento pari a cinquemila euro per danno materiale e d'immagine

Foto archivio

Ha convinto decine di aziende ad affidargli incarichi di consulenza fingendo di essere un affermato consulente del lavoro ma, mese dopo mese, le ha portate al fallimento o - nel migliore dei casi - ha creato pesanti disavanzi economici. La terza sezione penale del tribunale di Palermo (giudice monocratico Maria Dioguardi) ha condannato a tre anni e due mesi di reclusione oltre al pagamento delle spese processuali e della liquidazione dei danni alle parti civili un finto consulente del lavoro. Italo Fichera -  individuato a seguito di un accertamento condotto dal nucleo dei carabinieri presso l’Ispettorato del lavoro di Palermo – è stato riconosciuto colpevole di esercizio abusivo della professione, falso e truffa.

La sentenza di primo grado è arrivata dopo tre anni dall'apertura del procedimento e una dozzina di udienze. Alcune delle aziende truffate si sono costituite parte civile ed è stato riconosciuto un risarcimento.

Fichera, 64 anni, secondo quanto si legge nel decreto di citazione ha inoltre fornito Durc (documento unico di regolarità contributiva ndr.) falsi e ha "omesso di versare per conto dei suoi clienti i versamenti dovuti per legge a Inps e Agenzia delle Entrate inducendole in errore e procurandosi un ingiusto profitto per l'attività lavorativa mai svolta".  Il finto consulente, per il giudice, ha causato ai suoi clienti un "ingente danno economico". Nei confronti delle aziende sono infatti scattate le procedure di recupero coattivo del credito. Somme ingenti, molto. Alcuni clienti hanno dovuto chiudere i battenti, altri si sono visti pignorare la casa. La ditta Caracci&Costanza comunicazione e marketing, ad esempio, lo retribuiva con 250 euro mensili e si è vista recapitare una cartella esattoriale per contributi mai versati pari a 106mila euro. Queste le altre ditte truffate. L'attività di Carmela Alaimo ha ricevuto una cartella di 120mila euro; Antonino Pirrotta per 500mila euro; "Il Levriero" per 15mila euro; Giovanni Pennino, 15mila euro; Girolamo La Rosa, 66.800; Gioacchino Barra per 20mila euro; Roberto Buzzetta per altri 20mila euro: Rosario Oddo e Patricia Cessil 2.865 euro. La Sincronet srl ha invece ricevuto la richiesta di settemila euro per regolarizzare la propria posizione ai fini del rilascio del Durc mentre la ditta di Matteo Anello risulta debitrice di 50mila euro nei confronti di Inps e Agenzia delle Entrate.

Anche l'Ordine provinciale dei consulenti del lavoro, tramite l’avvocato Salvatore Modica, si è costituito parte civile ottenendo "un risarcimento a titolo di provvisionale immediatamente esecutiva pari a cinquemila euro per danno materiale e d’immagine". "E’ la prima volta in Italia - sottolinea il legale - che un giudice riconosce il danno subito da un ordine provinciale dei consulenti del lavoro causato dall’esercizio abusivo della professione. Si tratta certamente di una pena severa per quella che è stata riconosciuta come una grave condotta".

“Ci riteniamo soddisfatti della sentenza – commenta Vincenzo Barbaro, presidente dell’Ordine dei consulenti del lavoro di Palermo – perché riconosce per la prima volta in Italia un principio fortemente sostenuto dalla nostra categoria professionale: un soggetto che si spaccia per consulente del lavoro crea un danno d’immagine all’intera categoria, ma anche una perdita di reddito per i veri consulenti del lavoro che sono sottoposti a rigidi obblighi formativi e deontologici. Inoltre, in questo caso – sottolinea Barbaro –  i clienti del sedicente professionista hanno subito ingenti danni, al punto che in alcuni casi gli imprenditori sono stati costretti a liquidare le loro aziende. Un ringraziamento – conclude Barbaro – va al Nucleo ispettivo dei Carabinieri presso l’assessorato regionale al Lavoro, per l’opera che ha svolto”.

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