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Reparto a cavallo della polizia

Reparto a cavallo della polizia

Favorita, l'accusa del sindacato: "Poco utilizzato il reparto a cavallo della polizia"

La nota della Consap: "Gli agenti sono 18, appena 5 i cavalli, quasi nullo il controllo del territorio. E il Comune chiede ai poliziotti-cavalieri di non pattugliare al Giardino Inglese"

"Da circa un anno la polizia a cavallo della Questura è quasi assente dal territorio, sia per carenze di organico, sia perchè saltuariamente aggregata a Roma per i servizi del Giubileo". Lo afferma il sindacato di polizia Consap. "I poliziotti - scrive in una nota il segretario provinciale Igor Gelarda - che lavorano all’interno del reparto a cavallo di Palermo, che si trova strategicamente all’interno della Favorita, sono 18. E tutti cavalieri, cioè specializzati (con un corso durato 6 mesi), e una dotazione di  5 cavalli. Questa discontinuità nel pattugliamento  ha comportato una bassissimo, o quasi nullo, controllo del territorio all'interno del Parco della Favorita. Che è uno dei parchi intra-urbano più grandi d’Europa, che necessità di attenzioni continue e, con una certa frequenza, è teatro di episodi anche spiacevoli".

"Recentemente - incalza il sindacato Consap - si è preferito mandare i cavalieri in ferie 'forzate', cioè facendo smaltire ai dipendenti ferie vecchie, piuttosto che organizzare le pattuglie, anche se qualche timida ripresa delle attività si è vista proprio questa settimana. Ci sono cavalieri che non montano a cavallo da mesi, e di contro cavalli che non vengono montati da parecchio tempo e rischiano di disabituarsi. Ma non è solo la Favorita a farne le spese in termini di sicurezza. Anche per le altre aree verdi della città, le uscite sono ridotte a zero".

Gelarda-3Ma il problema non riguarda solo il parco della Favorita. "Addirittura, poco più di un anno fa - aggiunge Gelarda - è stata diramata una nota del comune di Palermo, che ad oggi non risulta essere stata revocata, nella quale si chiedeva alla polizia di interrompere il pattugliamento a cavallo del Giardino Inglese e di sostituire le pattuglie con i poliziotti di quartiere appiedati. Ccosa però impossibile da realizzare, dato che i poliziotti di quartiere a Palermo sono rimasti solo in sei, e dovrebbero coprire tutta la città, dalle 8 alle 20. Il divieto di andare al Giardino Inglese nasceva a  causa della mancanza dei “pulizieri” del Comune, così si legge nella nota del Comune, e pertanto se il cavallo sporcasse sarebbe stato un problema pulire.  E quindi, il comune si è visto “costretto” a chiedere la sospensione del pattugliamento a cavallo di uno dei giardini più frequentati della città. Tutto questo è assurdo.

"Abbiamo delle professionalità e non stiamo facendo nulla per utilizzarle - rilancia il segretario provinciale - e se da un lato si potrebbe pensare che le pattuglie a cavallo sono quasi di rappresentanza, dall’altro invece bisogna rendersi conto che, soprattutto nelle aree verdi, sono il miglior modo per fare controllo del territorio in maniera ecologica e intelligente. In moltissime città al mondo i cavalieri della polizia vengono utilizzati con compiti di controllo del territorio e repressione dei reati (in Inghilterra addirittura per le manifestazioni di piazza). Utilizzati certamente meglio di come non si faccia qui da noi in Italia e, in particolare, a Palermo. Questa vicenda non mi pare che abbia molto a che fare con il principio di razionalizzazione delle risorse: cavalli e cavalieri ci sono. Mi sembra di più una forma di cattivo utilizzo delle risorse possedute, e questo non può essere tollerato, specialmente in una città come Palermo, dove la criminalità è in costante aumento. E, infine, anche da parte del Comune di Palermo - conclude Gelarda - che sa bene quanto la città necessiti dell’operato della polizia, ci saremmo aspettati una soluzione diversa piuttosto che chiedere la sospensione della vigilanza a cavallo, seppur sporadica, di una delle ville più importanti e frequentate della nostra città.
 

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