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(foto archivio)

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Confermato lo scioglimento per mafia ad Altavilla, ribaltata la sentenza del Tar

Nel provvedimento del Consiglio di Stato, che ha natura preventiva, si sostiene che sia sufficiente "la presenza di elementi sulla sussistenza di un rapporto tra l'organizzazione mafiosa e e gli amministratori dell'ente considerato infiltrato"

Confermato lo scioglimento del comune di Altavilla Milicia per mafia. Il Consiglio di Stato ha ribaltato la sentenza del Tar del Lazio, facendo cadere nel vuoto l’impugnativa del sindaco Antonino Parisi contro il decreto di scioglimento del febbraio 2014. Il tribunale amministrativo aveva dato ragione al primo cittadino, non ritenendo sufficientemente provato il condizionamento di Cosa nostra. Nella premessa il Consiglio di Stato, però, afferma che lo scioglimento "non ha natura di provvedimento di tipo sanzionatorio, ma preventivo", sostenendo che sia "sufficiente la presenza di elementi che consentano di individuare la sussistenza di un rapporto tra l'organizzazione mafiosa e gli amministratori dell'ente considerato infiltrato".

Secondo i magistrati il primo giudice avrebbe "svalutato" le risultanze delle indagini condotte con l’operazione Argo, che aveva portato all’arresto di vertici e affiliati della cosca locale, ridimensionando il contesto emerso dalle intercettazioni (VIDEO) nelle quali il capo mandamento di Bagheria diceva che "il Comune è tutto". Per il Consiglio di Stato appare verosimile che la sfiducia al sindaco precedente e l’elezione della nuova Amministrazione siano state “condizionate dalla mafia né è esclusa, del resto, la sussistenza di eventuali altre ragioni, alternative o concomitanti, più o meno consistenti, che potrebbero aver concorso in tale avvicendamento". Una tesi avvalorata dal contenuto di alcuni dialoghi captati dalle cimici, che rivelerebbero un sicuro condizionamento della mafia.

Secondo il collegio risulta "indubbio e acclarato l'impegno profuso dal locale boss, Francesco Lombardo, anche con "la pratica del voto di scambio, in vista delle imminenti elezioni comunali". A ciò si aggiungerebbe la circostanza, indicata nella relazione prefettizia, per la quale il boss e i suoi figli "venivano visti sostare, sia nei giorni destinati alle consultazioni elettorali che in quelli successivi dedicati allo scrutinio delle schede, all'ingresso degli edifici preposti alle consultazioni o, addirittura, introducendosi nei locali adibiti ai seggi". Interferenze che non avrebbero riguardato solo la tornata elettorale, ma che avrebbero "condizionato la successiva vita dell'amministrazione neoeletta, chiamata a pagare un pesante debito elettorale al sistema orchestrato dalla mafia per agevolarne l'ascesa politica al governo del Comune".

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