Cronaca

Un pianto alimenta la speranza, segni di miglioramento per Samuele

Il piccolo di 18 mesi, ricoverato per overdose, è ormai la mascotte dell'ospedale. Decine di mamme hanno telefonato per prendere in affidamento il bambino. Convalidato il fermo della madre

L'Ospedale dei Bambini "Di Cristina"

Un pianto. Questo il primo segno di miglioramento di Samuele, il piccolo di 18 mesi ricoverato da sabato all’Ospedale dei Bambini per un overdose di cocaina. Il bimbo ha aperto gli occhi e piangendo ha fatto capire di aver fame. Le sue condizioni restano gravi, ma i medici sono ottimisti. (guarda il video con l'ultimo bollettino medico)

Samuele ormai è la mascotte dei medici del Di Cristina. Nella stanza di terapia intensiva infatti a turno dottori e infermieri vanno dal piccolo per accarezzarlo e parlargli. C’è chi gli ha portato qualche pelouche e un orsacchiotto. Qualcuno non riesce, comprensibilmente, a trattenere qualche lacrima di commozione. Come si potrebbe guardando quel viso tumefatto per gli ematomi, l'addome devastato per quello che i medici ipotizzano possa essere stato un pestaggio. Perché Samuele è stato picchiato selvaggiamente, su questo non c'è dubbio.

Ma la gara di solidarietà e di affetto è anche fuori dall’ospedale. Decine le mamme che hanno telefonato per prenderlo in affidamento. La sua triste storia ha colpito tutti. Ma al momento per ragioni di sicurezza a nessuno è permesso di avvicinare il piccolo. Che dalla procura è stato affidato al direttore sanitario Giorgio Trizzino. "Comincia a rispondere agli stimoli dolorosi - ha dichiarato Trizzino - e speriamo non ci siano danni permanenti. Se supera questa fase potrebbe esserci un recupero completo".

Intanto il gip Sergio Ziino ha convalidato l'arresto della madre riservandosi sulla misura da applicare alla donna, di 25 anni, che per il momento resta detenuta nel carcere di Pagliarelli. Nel corso dell'interrogatorio, durato circa tre quarti d'ora, la donna avrebbe negato con decisione le accuse di maltrattamenti aggravati che le contesta la Procura. Piuttosto avrebbe addossato la colpa al compagno, che non e' il padre del bambino, sostenendo che fosse lui a portare la droga in casa.  La donna avrebbe negato allo stesso modo di essere tossicodipendente e affermato di avere assunto droga solo un paio di volte nella sua vita.


 

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