Lite in strada e coltellate a Ficarazzi, fratelli condannati per tentato omicidio

Il giudice ha condannato Giacomo Fanale a 5 anni e 6 mesi e Danilo Fanale a 5 anni. Nell’episodio risalente a giugno scorso rischiò la vita un 29enne, trovato per terra pieno di sangue e portato in ospedale

Il tribunale di Termini Imerese

Fu una rissa violenta, forse per una ragazza "contesa", terminata a coltellate e con un ferito grave. Il giudice ha condannato a 5 anni e 6 mesi Giacomo Fanale e a 5 anni il fratello Danilo per il tentato omicidio aggravato in concorso avvenuto a Ficarazzi nel giugno scorso. La differenza di pena, nel processo celebrato con rito abbreviato, è dovuta al fatto che al primo è stata contestata anche la detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti.

L’episodio risale al 5 giugno 2017. Intorno alle 21.45 iniziano ad arrivare una serie di telefonate al 112 con le quali viene segnalata una violenta rissa in strada. Quando i sanitari arrivati in ambulanza intervengono in corso Umberto I trovano un ragazzo colpito con una coltellata ai reni. Quindi il trasporto d’urgenza al Buccheri la Ferla di Palermo e l’identificazione di uno dei protagonisti della rissa, Placido Imera, arrestato e portato in carcere.

Durante le indagini i carabinieri di Ficarazzi e Bagheria trovano diversi ragazzi che potrebbero aver assistito alla scena, ma nessuno si decide a parlare. L’accoltellamento del 29enne viene ripreso da alcune telecamere della zona che permettono ai militari di ricostruire l’accaduto. I filmati mostrano tre giovani che si accaniscono e colpiscono la vittima con un coltello a serramanico che non è stato più trovato.

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Il giorno successivo scatta l’arresto dei fratelli Fanale che vengono rintracciati e rinchiusi in carcere al Cavallacci di Termini Imerese. Poi la perquisizione della loro abitazione e il ritrovamento di alcune piante di cannabis in fase di coltivazione e altro stupefacente nascosto in casa. Le indagini successive, tra intercettazioni, testimoni e altro ancora hanno consentito di ricostruire con esattezza l’episodio senza però svelare il movente della violenta rissa. L'avvocato della difesa attenderà le motivazioni della sentenza di primo grado per valutare un eventuale ricorso.

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