Cruillas, gli fermano i lavori ma violano i sigilli per continuare a costruire: condannati

Più di un decennio fa una vasta area di verde agricolo è stata sequestrata, ma per il giudice non c'erano gli elementi per condannare 26 imputati per lottizzazione abusiva. Due coniugi però hanno rotto i sigilli per continuare di fatto i lavori

L'area di verde agricolo a Cruillas (foto Google Earth)

Erano finiti sotto processo, insieme ad altre 24 persone, con l’accusa di avere dato vita a una lottizzazione abusiva a Cruillas in una zona di verde agricolo. Dopo il sopralluogo della polizia municipale nell’ormai lontano 2002 e le prime indagini il pm ha chiesto e ottenuto dal gip il sequestro preventivo dell’intera area (per diverse decine di migliaia di metri quadrati) sulla scorta degli elementi già acquisiti. Sette anni dopo invece, nel 2012, il giudice ha assolto tutti gli imputati “perché il fatto non sussiste” e disposto la rimozione dei sigilli da via Pontecorvo. Due di loro, marito e moglie, prima ancora che intervenissero gli agenti per rimuoverli li avevano già rotti con l’obiettivo di continuare i lavori edili avviati ormai un decennio prima ma non riconosciuti come tali dal giudice.

La terza sezione penale del tribunale di Palermo ha condannato due coniugi, il 55enne F.L.R. e la 52enne G.S., per la violazione dei sigilli. Per lui tre anni e un’ammenda di 3 mila euro, per lei invece due anni e un’ammenda di 2 mila euro. Sono invece andati in prescrizione i reati relativi alle opere realizzate in assenza del permesso per costruire, ovvero l’ampliamento delle strutture murarie, la realizzazione di una copertura a spiovente in legno e la sostituzione della recinzione dietro la struttura con un muro, come accertato dai vigili intervenuti per dare esecuzione alla sentenza del 2012. Nonostante siano trascorsi i termini è stato riconosciuto che le opere, realizzate senza aver dato il preventivo avviso e aver ottenuto l’autorizzazione dal Genio Civile, hanno interessato una zona a rischio sismico.

La vicenda ha inizio nel 2002, quando i vigili accertarono l’esistenza di una presunta lottizzazione in una vasta area compresa tra via Cruillas e via Belgio. Come si legge nella richiesta di sequestro preventivo la Procura ha ricostruito la storia del frazionamento dei terreni (rogato in più tranche davanti a diversi notai), alcuni dei quali venduti a prezzi fuori mercato (fino a 139 mila euro) se si considera la destinazione del terreno a uso agricolo. Si trattava di “aree interessate da lottizzazione abusiva - si legge nel decreto di sequestro del 2005 - mediante opere che hanno determinato la trasformazione della destinazione urbanistica dei predetti terreni”. I vigili infatti avevano notato la presenza di scheletri di villette, muri di recinzioni, cantieri per edificazioni a due livelli o pavimentazioni nelle aree dove si sospettava sarebbero sorte delle case.

Per il pm di allora non c’erano dubbi sulla natura del reato e sostenendo comunque che, parlando di lottizzazione mista negoziale/materiale, “dovrà procedersi alla confisca obbligatoria ai sensi dell’articolo 44, comma 2 del Dpr 380/2001”. Di avviso diverso il giudice che non ha riconosciuto, rispetto a quanto accertato, gli elementi soggettivi e oggettivi necessari per stabilire lo scopo edificatorio, aggiungendo inoltre che le compravendite erano state definite con “regolari atti traslativi della proprietà, diverse tra consanguinei, sconfessando a priori la realizzazione dei reati contestati, non sussistendo elementi idonei per la configurazione dei reati e cioè il frazionamento dei lotti, lo scopo edificatorio, le qualità degli acquirenti identificabili quali imprenditori e inoltre tenuto altresì conto della dimensione dei lotti”.

Quando però gli agenti del Nucleo della polizia municipale andarono nella via C1, ormai diventata via Bruno Pontecorvo, si resero conto che i coniugi erano andati avanti con i lavori. Da qui il processo per la violazione dei sigilli che ha chiarito quali fossero le loro reali intenzioni. Proprio per questa ragione i giudici della terza sezione, nelle motivazioni della sentenza depositata a fine febbraio, hanno ordinato la trasmissione degli atti al Genio civile, all’ufficio tecnico comunale e all’assessorato regionale competente per gli atti conseguenti, disponendo inoltre la trasmissione della sentenza al pubblico ministero per le condotte relative alla lottizzazione abusiva emerse nel corso del secondo processo.

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Mentre i procedimenti penali si sono conclusi (quantomeno per ora), il resto della partita a tutela dell’ambiente si gioca negli uffici comunali di via Ausonia. Il processo penale, anche in caso di assoluzione o prescrizione del reato, non solleva infatti l’amministrazione comunale dal proprio compito per la salvaguardia della città e per il rispetto degli standard urbanistici. Come ha sancito la Cassazione nel 2015 ribadendo che, prima ancora che sull’apparato della giustizia penale, l’obbligo di vigilare, prevenire e far rimuovere le opere abusive e lesive dei vincoli compete agli uffici amministrativi: “La demolizione del manufatto abusivo […] ha natura di sanzione amministrativa che assolve a un’autonoma funziona ripristinatori del bene giuridico leso, configura un obbligo di fare, imposto per ragioni di tutela del territorio”. Non è chiaro però ad oggi a che punto sia il procedimento amministrativo che prevede, al comma 8 dell’articolo 30 del Dpr 380/2001, che “le aree lottizzate siano acquisite di diritto al patrimonio disponibile del Comune il cui dirigente o responsabile del competente ufficio deve provvedere alla demolizione delle opere”.

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