Cronaca Partinico

Uccisa a coltellate dall'amante, la madre: "Ergastolo giusto, anche se non mi ridà mia figlia"

Parla Anna Di Piazza, parte civile contro Antonino Borgia, l'imprenditore condannato al carcere a vita per l'omicidio avvenuto a novembre del 2019: "Devo andare avanti per mio nipote - dice - ho un cuore e mi rendo conto che è una pena pesante, ma lui non ha avuto umanità per Ana Maria"

Giustizia è stata fatta: "Questa sentenza non mi ridà certo mia figlia, perché la sua sorte purtroppo è stata questa, ma sono soddisfatta e devo andare avanti per mio nipote", a dirlo, non nascondendo la commozione, è Anna Di Piazza, la madra di Ana Maria Lacramioara Di Piazza, uccisa con dieci coltellate da Antonino Borgia, l'imprenditore di Partinico che qualche ora fa è stato condannato all'ergastolo per il delitto. La donna si è costituita parte civile nel processo con l'assistenza dell'avvocato Angelo Coppolino. 

"Ho avuto piena fiducia nella legge e nella giustizia - dice Anna Di Piazza - e in questi mesi non ho voluto neppure ribattere alle tante chiacchiere che ho sentito in giro. Perché so chi era mia figlia e, al di là dei suoi 30 anni, era una ragazzina, che aveva fiducia nelle persone e credeva nell'amicizia". In un momento storico in cui tutti invocano pene capitali e spesso - attraverso i social - sfoggiano un odio spropositato, colpisce l'umanità della madre della vittima: "Ho un cuore e una condanna all'ergastolo è certamente qualcosa di pesante. Ho umanità, anche se lui non ne ha avuta per mia figlia".

Il collegio presieduto da Sergio Gulotta, che ha accolto pienamente le tesi del procuratore aggiunto Annamaria Picozzi e dal sostituto Chiara Capoluongo, ha disposto delle provvisionali per oltre 200 mila euro per i parenti della vittima, come primo risarcimento del danno patito. I giudici, oltre al carcere a vita, hanno deciso anche di far decadere dalla patria potestà l'imputato, che ha tre figli.

"E' la sentenza che attendevamo - dice l'avvocato Coppolino - una decisione che rappresenta il giusto epilogo ad una drammatica vicenda giudiziaria e umana che ha visto spezzata la giovane vita, quella di Ana Maria, e segnare per sempre quella di sua madre e del figlio, rimasto orfano all'età di 11 anni. La pena inflitta - continua il difensore di parte civile - è giusta ed equa e deve servire da monito anche se la violenza di genere non può essere contrastata unicamente con strumenti repressivi e punitivi. Occorre una mobilitazione culturale che scuota e informi le coscienze al rispetto della vita in sé e della donna in particolare, nella sua dignità e integrità".
 

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