Cronaca Libertà / Via Antonino Pecoraro Lombardo

Strangola e uccide la moglie, poi attende la polizia accanto a lei: condannato a 30 anni

Così ha deciso il giudice per Naili Moncef, cuoco tunisino di 53 anni. Fu lui stesso, ad aprile dello scorso anno, a chiamare il 113 riferendo di aver ucciso Elvira Bruno nella loro abitazione in zona Notarbartolo. Poi la confessione

Condannato a 30 anni per aver strangolato e ucciso la moglie. Così ha deciso il giudice del tribunale di Palermo Walter Turturici per Naili Moncef, cuoco tunisino di 53 anni accusato di omicidio aggravato per la morte di Elvira Bruno (52). I fatti risalgono a una mattina di aprile dello scorso anno, quando fu lo stesso uomo a chiamare il 113 riferendo di aver ucciso la donna poi trovata ormai esanime. Poi si sedette accanto a lei attendendo l'arrivo delle volanti di polizia nella loro abitazione di via Antonino Pecoraro Lombardo vicino alla stazione Notarbartolo.

La confessione: "L'ho strozzata con tutta la forza"

Secondo quanto emerso già durante la prima fase d'indagini il cuoco e la donna, madre di due figlie avute da una precedente relazione, vivevano da “separati in casa”. Naili Moncef quel giorno dichiarò di avere avuto una discussione con la compagna, che di lavoro faceva la badante ed era rientrata dopo una notte di lavoro. Avrebbe tentato un approccio sessuale ma lei si sarebbe rifiutata per poi reagire e graffiarlo al volto. A quel punto lui, in preda a un raptus, le avrebbe stretto le mani attorno al collo mollando la presa quando ormai aveva esalato l'ultimo respiro.

"Persone tranquille, mai sentite litigare" | VIDEO

Nel corso del processo è stato ricostruito un altro movente. Pare che il cuoco avesse problemi economici e alcuni arretrati sul contratto d’affitto dell’abitazione intestato a nome suo. Un movente però non escluderebbe l’altro, creando così un miscuglio di rabbia e frustrazione poi esploso con tutta la sua violenza violenza. Quando gli investigatori della polizia e i sanitari del 118 arrivarono sul posto la donna era distesa per terra, sotto un telo con cui l’uomo l’aveva coperta, quasi come se volesse "accudirla". Poi l'interrogatorio negli uffici della Squadra Mobile e la confessione.

Omicidio via Lombardo 6

L’accusa, rappresentata dal sostituto procuratore Federica La Chioma e dall’aggiunto Annamaria Picozzi, aveva proposto per Moncef l’ergastolo chiedendo il riconoscimento dei motivi abietti e futili. Aggravante non riconosciuta dal giudice che nella sua sentenza ha disposto il pagamento di una provvisionale per le figlie della vittima e la onlus Le onde, che si erano costituite parte civile nel processo celebrato con il rito abbreviato (che prevede lo sconto che ha portato la pena a 30 anni).

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