Processo al "re dei detersivi", condannato Ferdico: assolto amministratore giudiziario

Sei anni e 6 mesi per l'imprenditore già condannato in appello, a giugno 2019, per concorso esterno in associazione mafiosa. Il procedimento era nato dopo l'operazione del Gico della guardia di finanza "Back door"

Giuseppe Ferdico il giorno dell'arresto eseguito dalla guardia di finanza

Sei anni e 6 mesi al “re dei detersivi” Giuseppe Ferdico per intestazione fittizia di beni dopo il blitz della guardia di finanza “Back door”. Assolto “perché il fatto non sussiste” l’amministratore giudiziario Luigi Miserendino, nominato dal tribunale dopo la confisca dell'impero dell'imprenditore risalente al 2017. Così ha deciso il tribunale di Palermo presieduto da Donatello Puleo nel processo che vedeva tra gli imputati anche Francesco Montes (5 anni e 8 mesi), Pietro Felice e Antonino Scrima, condannati a 7 anni e al pagamento di una multa da 1.700 euro. I due erano accusati di estorsione aggravata dal metodo mafioso perché avrebbero cercato di imporre il pizzo - sotto forma di assunzioni - al direttore della società incaricata della vigilanza all’interno del centro commerciale Portobello.

Il processo era nato all’indomani della confisca delle aziende di Ferdico, già finite sotto sequestro 5 anni prima. Nonostante il provvedimento emesso dalla sezione Misure di prevenzione del tribunale l’imprenditore sarebbe uscito dall’azienda dalla porta principale dell'azienda per poi rientrarvi attraverso quella secondaria (da qui il nome dell’operazione "Back door"). Secondo l’accusa, rappresentata dal sostituto procuratore Luisa Bettiol e dell’aggiunto Annamaria Picozzi, l’imprenditore avrebbe continuato a gestire il suo impero tramite la creazione di due società che avrebbero fatto da schermo consentendogli di eludere eventuali controlli.

Per i pm Miserendino avrebbe consentito che la Ferdico Giuseppe & C. snc cedesse i rami d’azienda relativi alla gestione della galleria commerciale alla società Ariaperta srl, formalmente del figlio di Montes (che è stato condannato in via definitiva per bancarotta fraudolenta, ndr), e alla Fenice Store srl (di cui Montes era socio), cui era stata affidata la gestione tramite affitto d’azienda del supermercato e di cui Giuseppe Ferdico sarebbe stato socio occulto.

Un altro ruolo fondamentale l’avrebbero svolto Pietro Felice, ritenuto la longa manus di Ferdico, e Scrima, prima ragioniere del “re dei detersivi” e poi dello stesso amministratore giudiziario. A Felice sarebbe spettato il compito di riscuotere anche il pizzo dai commercianti presenti nella galleria. Da gennaio 2016 la finanza, che ormai aveva avviato le indagini, ha registrato alcune conversazioni inequivocabili durante le quali Felice chiedeva i soldi, circa 400 euro al mese, utilizzando espressioni come: "Serve per il caffè dei cristiani".

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Ferdico a giugno 2019, al termine di un altro processo con cui è stato ribaltato il verdetto di primo grado, era stato già condannato a 9 anni e 4 mesi per concorso esterno in associazione mafiosa. A riportare alla ribalta la sua storia imprenditoriale sono stati alcuni collaboratori di giustizia che hanno sostenuto di aver utilizzato il business di Ferdico - che si è sempre dichiarato estraneo se non vittima del racket - per potere “ripulire” circa 400 milioni di lire. A ciò nel corso del procedimento si sono aggiunte altre dichiarazioni che inserivano il “re dei detersivi” nella fitta rete di connivenze e legami con i clan dei Galatolo e dei Madonia.

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