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Martedì, 28 Maggio 2024
Cronaca

Condannata per furto di corrente, ma i giudici depositano le motivazioni di un'altra sentenza

Al verdetto di appello che aveva confermato la pena inflitta alla donna è stato allegato il documento relativo a un altro imputato, accusato di reati totalmente diversi. La Cassazione ha riconosciuto un "errore di affoliazione", ma ha comunque considerato inammissibile il ricorso dell'imputata che dovrà pagare 3 mila euro

Condannata per furto di energia elettrica, ma i giudici depositano le motivazioni sbagliate, cioè relative ad un altro imputato e per altri reati. E' successo a L. A. per la quale tuttavia la sentenza con cui gli sono stati inflitti 6 mesi (pena sospesa) è diventata comunque definitiva e l'imputata dovrà pure versare 3 mila euro alla Cassa delle ammende. Così ha deciso la quarta sezione della Cassazione, presieduta da Francesco Maria Ciampi, che ha riconosciuto "l'errore di affoliazione" (cioè che al dispositivo della sentenza erano stare poi allegate motivazioni di un altro verdetto che non c'entrava nulla), ma anche l'inammissibilità del ricorso, in quanto presentato tardivamente.

L. A. era stata condannata a 6 mesi per furto di corrente con il rito abbreviato il 7 aprile del 2021. La Corte d'Appello, invece, si era pronunciata il 10 dicembre 2021 e con il dispositivo il verdetto era stato integralmente confermato. Le motivazioni della sentenza - come ricostruisce la Cassazione - erano state depositate il 14 dicembre del 2021, ma facevano riferimento ad una sentenza emessa sempre il 10 dicembre, ma a carico di un uomo e per altri reati. Per questo secondo imputato, peraltro, la condanna era stata rivista al ribasso, in quanto per una delle contestazioni era scattata la prescrizione. Nulla a che vedere dunque con la vicenda di L. A.

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La Suprema Corte ha bocciato il ricorso della donna in quanto presentato oltre i termini previsti dalla legge, ma spiega pure che "non si può ignorare tuttavia che nella fase di deposito della motivazione della sentenza d'appello vi è stato un evidente errore di affoliazione. All'intestazione relativa alla pronuncia nei confronti di L. A., infatti, è stata abbinata - dicono i giudici - la motivazione concernente la decisione adottata nei confronti di un'altra persona".

E aggiungono: "Per un errore materiale, dunque, è stata redatta una sentenza che contiene una motivazione e un dispositivo riguardanti una decisione diversa, adottata nei confronti di un diverso imputato". Per la Cassazione dovrà essere il giudice di merito (cioè la Corte d'Appello) a provvedere alla correzione dell'errore, ma intanto, vista l'inammissibilità del ricorso, l'imputata dovrà versare 3 mila euro alla Cassa delle ammende.

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