Lunedì, 26 Luglio 2021
Cronaca Viale Torre della Vittoria

Rifiuti scaricati e interrati, condannato allevatore a Torretta

Così ha deciso il giudice per un 59enne imputato per il reato di attività di gestione di rifiuti non autorizzata. Nel suo terreno agricolo, in via Torre della Vittoria, trovati sfabbricidi e pneumatici per un volume complessivo di circa 23 mila metri cubi

Via Torre della Vittoria, Torretta: l'area in una foto satellitare di Google maps

Ventitré mila metri cubi di scarti edili, residui e pezzi di cemento, pneumatici e altro ancora in un terreno agricolo trasformato parzialmente in una discarica non autorizzata a Torretta. Il giudice della terza sezione del tribunale di Palermo ha condannato il 59enne L.T., allevatore della zona, per il reato di “attività di gestione di rifiuti non autorizzata”. Oltre a dover pagare un’ammenda da 16 mila euro e subire la confisca dell’area sequestrata, all’imputato sarà concessa la sospensione condizionale della pena pari a 1 anno e 8 mesi nel caso in cui procedesse con il ripristino dello stato dei luoghi.

Nel corso del processo, iniziato a metà del 2015, sono stati ascoltati gli agenti di polizia giudiziaria e i dipendenti dell’amministrazione comunale che, durante un servizio di perlustrazione del territorio eseguito proprio per scovare discariche abusive, si sono imbattuti in quell’area di circa 8 mila metri quadrati nella zona di via Torre della Vittoria: “Un vasto appezzamento di terreno agricolo in cui erano stati scaricati materia di risulta e pneumatici di veicoli”, si legge nelle motivazioni della sentenza depositate nelle scorse settimane. “Un notevole apporto di terra - prosegue - assolutamente non autorizzato dal Comune, posto che tra l’altro la zona è destinata dal piano regolatore a verde agricolo e che si trova nelle propaggini del torrente Ciachea”.

L’imputato, secondo quanto rilevato gli agenti di pg e il pubblico ministero, sapeva cosa accadeva in quel terreno e per questo hanno “attribuito a lui la responsabilità della discarica - si legge ancora nella sentenza - sul duplice presupposto che egli fosse il proprietario delle particelle di terreno e che il maresciallo S….. diverse volte, percorrendo la strada pubblica, avesse notato L.T. all’interno di quel lotto”. Fra gli atti del processo ci sono anche 34 fotografie scattate dalla polizia giudiziaria che mostrano quell’incisione naturale nel terreno riempita di rifiuti, dove - al momento del sopralluogo - si vedevano ancora i segni degli pneumatici di camion e altri mezzi pesanti utilizzati per trasportare il materiale, scaricarlo, comprimerlo e appianarlo, in modo da “creare la percezione della continuazione della naturale inclinazione del terreno”.

Per il legale difensore del 59enne, l’avvocato Antonella Arcoleo, si tratterebbe di una “sentenza lacunosa” contro la quale l’imputato ha già presentato appello. “Si tratta di un riempimento di un terreno agricolo con terra di scavo. Alcune delle particelle indicate come di proprietà del mio assistito sono di proprietà di altri soggetti. Siamo estremamente fiduciosi di ribaltare l’esito della sentenza in secondo grado”. Ciò che non emerge nella sentenza è come siano arrivati quei rifiuti, fortunatamente non inquinanti o tossici, all'interno di quella incisione naturale nel terreno che si sarebbe trasformata nel tempo in una vera e propria discarica.

Le particelle in questione, si legge ancora nella sentenza, “costituiscono non più di un terzo della intera estensione del lotto. Indiscusso che l’imputato avesse la disponibilità dell’intero lotto, ivi comprese le due particelle, e altresì documentato (attraverso l’atto di compravendita prodotto dalla stessa difesa) che una delle due particelle appartenesse a lui fino al 2010 e che, con lo stesso atto pubblico di compravendita, l’imputato si fosse riservato il diritto di passaggio e di utilizzazione dell’intera strada carrabile”. L’altra particella appartiene a 17 eredi la maggior parte dei quali nata e residente negli Stati Uniti d’America (che fino a prova contraria non ne esercitano alcun possesso); i conferimenti di sfabbriciti e degli altri rifiuti speciali, visti, si trovavano nella particelle del lotto di proprietà dell’imputato e soprattutto nella parte dell’incisione appianata con i rifiuti, di cui ha riferito il teste”.

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