Cefalù, due testate per cacciare un giovane dalla discoteca Maljk: condannato buttafuori

Tre anni e 15 giorni a Giovanni Bonanno, 51enne di Villabate, per il reato di lesioni gravi. Quella sera del giugno 2018 si avventò contro un diciottenne rompendogli il naso dopo aver detto: "Tu m'hai scassatu a min...". La sicurezza del locale era affidata alla Lion Security srl

La discoteca Maljk

Per allontanare un giovane dal Maljk di Cefalù, a suo dire ubriaco e molesto, si avvicinò a lui e prima di dargli due testate sul naso gli disse: “Tu m’hai scassasatu a min…”. Il giudice del tribunale di Termini Imerese, Claudia Camilleri, ha condannato a 3 anni e 15 giorni Giovanni Bonanno per il reato di lesioni gravi. Il 51enne villabatese - con precedenti per ricettazione, detenzione illecita di sostanze stupefacenti, porto d’armi e sottoposto anche all’avviso orale - dovrà pagare alla vittima una provvisionale da 6.500 euro e le spese legali per circa 2.500 euro. Gli atti sono stati trasmessi nuovamente al pm valutare le deposizioni di tre testi (due colleghi dell’imputato e un cliente) che per il giudice avrebbero reso falsa testimonianza.

Tutto ha inizio nel 2018 quando il giovane, appena diciottenne, si è rivolto alla polizia denunciando l’aggressione subita la sera prima, intorno alle 2.20, dentro il locale che si trova nel lungomare della cittadina normanna. Agli agenti del commissariato di Cefalù guidato da Manfredi Borsellino ha consegnato il referto rilasciato dal pronto soccorso dell’ospedale Giglio dopo un esame radiologico: trauma conclusivo ossa nasali con episodio di epistassi, trauma distorsivo rachide cervicale. Queste le conseguenze dell’aggressione che gli sono costate una prognosi di oltre 40 giorni. In quella sede il ragazzo, difeso dall’avvocato Francesco Calabrese del foro di Termini, ha indicato i nomi di alcune persone che avevano assistito alla scena.

Tra questi anche il fratello della vittima, un 22enne, che quella sera aveva raggiunto il fratello ed era andato a chiedere spiegazioni ai buttafuori e ai titolari del pub. Niente da fare. L’imputato, per respingere qualunque accusa, gli aveva pure mostrato la testa facendogli notare di non aver alcun segno riconducibile alle due testate. Nei giorni successivi alcuni colleghi del buttafuori, che poi ha dichiarato invece di essere un addetto alla sicurezza antincendio, hanno pure tentato di far ritirare la denuncia. Prima dicendo al padre che il figlio avrebbe dovuto invece scusarsi con l’aggressore, poi cercando di convincerlo che quella denuncia rischiava di causare la sospensione della licenza di Bonanno.

Nel corso delle indagini gli investigatori hanno chiarito quale fosse la società alla quale era stato affidato il servizio di sicurezza. Si trattava della Lion Security srl, stoppata a metà dello scorso settembre dal prefetto di Palermo Antonella De Miro che ha deciso la revoca della licenza. Il nome dell’impresa è balzato agli onori della cronaca dopo l’operazione dei carabinieri Octopus. Il titolare Francesco Bruno, si legge nel provvedimento del prefetto, è ritenuto “persona capace di sottomettersi alle pressioni e alle intimidazioni mafiose dal momento che subiva le pretese di soggetti esponenti della mafia di Porta Nuova che prepotentemente imponeva la loro presenza nelle attività di sicurezza”.

"L’organizzazione mafiosa - hanno ricostruito i carabinieri del Comando provinciale dopo il blitz che ha portato all’arresto di undici persone accusate a vario titolo del reato di estorsione aggravata dal metodo mafioso - aveva deciso di infiltrarsi e controllare in maniera pervasiva la gestione dei servizi di sicurezza privata espletata nei locali notturni palermitani e della provincia mediante la diretta imposizione delle persone addette ai servizi di vigilanza e il pagamento di un quantum per ogni operatore impiegato”. Chi non poteva, per un motivo o per un altro, essere inserito nelle liste comunicate preventivamente dalla società alla Questura veniva inserito come addetto alla sicurezza antincendio.

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