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Sabato, 22 Giugno 2024
Cronaca

Rapine derubricate in furti e poche querele: condanna dimezzata in appello per la "ladra di cellulari"

Così hanno deciso i giudici per la 27enne che, nel 2022, era diventata l'incubo di negozianti e ristoratori. Dopo il fermo le era stata inflitta una pena pari a 6 anni e 5 mesi, diventati 2 anni e 5 mesi in secondo grado. E' uno degli effetti della "riforma Cartabia". Quasi una trentina gli episodi contestati

Dimezzata in appello la pena alla "ladra di cellulari". Così ha deciso la seconda sezione penale della Corte d’Appello di Palermo che ha riformato la sentenza, emessa a settembre scorso, nei confronti di Sceima Ghozzi, la ragazza di 27 anni attualmente detenuta al Pagliarelli e accusata di una ventina di furti tra cellulari e portafogli ai danni dei dipendenti di una serie di negozi del centro. Furti che avrebbe commesso, come emerso dagli atti del processo, per reperire il denaro necessario a sopravvivere ma soprattutto per comprarsi il crack di cui era ormai diventata dipendente.

Il fermo della giovane era scattato a settembre dello scorso anno, dopo un’attività d’indagine che si era resa necessaria al termine di una lunga scia di furti accomunati sempre dalla stessa mano: quella di una ragazza con in capelli rossi, con un tatuaggio ben visibile, che puntualmente veniva immortalata dalle telecamere di videosorveglianza. Qualche volta anche con un o una complice al seguito. Una volta bloccata la 27enne il giudice, anche per tenerla lontana da altri guai, aveva disposto per il trasferimento in una comunità del Trapanese.

Dopo un breve periodo, però, la ragazza era scappata dalla comunità, rendendo necessario un aggravamento della misura cautelare. E così per lei si aprirono le porte del carcere, dove le era stata notificata - a settembre scorso - una condanna a 6 anni e 5 mesi per una trentina di capi d’imputazione. Il suo legale difensore, l’avvocato Francesco Lo Nigro, ha presentato appello chiedendo al giudice di riqualificare da rapina a rapina impropria una serie di episodi e di considerare tutti gli altri alla stregua di furti, per di più di oggetti di poco conto in considerazione del valore dei cellulari da considerare in molti casi vecchi e obsoleti.

Solo in alcuni casi ha retto, e solo in parte, la ricostruzione iniziale. Quell più rilevante che ha consentito di ridurre la pena è un episodio avvenuto all’interno di un supermercato di via Ingham dove la ragazza, come ricostruita, avrebbe rubato un cellulare e avrebbe colpito il direttore del punto vendita, senza però ferirlo, per guadagnare la fuga. Non rapina consumata ma tentata rapina impropria, consentendo all'avvocato di ottenere un grosso "sconto" di pena; un secondo episodio riguarda il furto dello smartphone di una dipendente di un negozio di prodotti per la persona durante il quale l’imputata avrebbe preso a calci la porta d’ingresso per scappare; un ultimo episodio in cui la 27enne avrebbe rubato in un ristorante il cellulare di un dipendente nonché il portafogli e le chiavi dell’auto di un collega. Oltre ad aver minacciato le vittime, la madre di uno di loro sarebbe stata spintonata mentre cercava di fermarla per recuperare la refurtiva.

avvocato francesco lo nigro-2Oltre al corretto inquadramento dei reati, l’avvocato della ragazza ha chiesto di escludere una serie di aggravanti e per l’effetto di assolvere l’imputata per mancanza di una condizione di procedibilità dell’azione penale, ovvero per difetto di querela, una delle novità introdotte con la “riforma Cartabia”. In buona sostanza molte delle vittime avrebbero denunciato l'accaduto ma non avrebbero presentato una formale querela. Da qui il dimezzamento della pena inflitta alla giovane che dovrà pagare le spese sostenute in secondo grado da una delle vittime, quella dell'episodio relativo a un supermercato, che si è costituita parte civile nel processo.

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