Concerti allo Stadio delle Palme, al processo contro Arcuri escluse le parti civili

Così ha deciso per ragioni tecniche il giudice rispondendo alle istanze presentate dalle associazioni Comitati Civici e Vivo Civile. Prossima udienza fissata ad aprile, quando si entrerà nel vivo del dibattimento. Sotto accusa anche una dirigente del Comune

Le aule del palazzo nuovo del tribunale

Niente parti civili per il processo che vede alla sbarra l’assessore Emilio Arcuri e la dirigente Fernanda Ferreri sui concerti di Mika e Negramaro allo Stadio delle Palme. Così ha deciso il giudice Fabrizio La Cascia al termine dell’udienza di stamattina, al tribunale di Palermo, rigettando per motivi tecnici le istanze presentate dalle associazioni Comitati Civici Palermo di Giovanni Moncada e Vivo Civile di Marcello Robotti. Prossimo appuntamento in aula ad aprile, quando si entrerà nel vivo del fase dibattimentale.

Nel 2016 le due associazioni, insieme al consigliere comunale Filippo Occhipinti, avevano sollevato il caso all’indomani dei maxi concerti organizzati dalle società Musica da bere e Agave srl contestando la decisione di affittare l'impianto per eventi non sportivi. Tutto ciò, secondo il pm Laura Siani, in violazione del regolamento comunale. Dopo un sit in di protesta è stato presentato un esposto, con il supporto dell’avvocato Marianna Moncada, che - insieme a una denuncia dei Cinquestelle - ha fatto scattare gli accertamenti sull’operato di Arcuri e Ferreri.

Chiesto il processo per l'assessore Arcuri

Per la dirigente del servizio Sport e Arcuri l’accusa è di abuso d’ufficio, mentre l’ex vicesindaco dovrà rispondere anche del reato di falsità ideologica. Sono stati loro a firmare gli atti (la deroga a un’ordinanza per consentire lo sforamento dei limiti delle emissioni sonore e la concessione della struttura) relativi all’utilizzo dello spazio, a fronte di un canone di poco più di 3 mila euro e con incassi potenziali da 500 mila euro per ogni data. Gli avvocati Sergio Visconti e Gaetano Fabio Lanfranca, che difendono rispettivamente la dirigente e l’assessore, hanno però fatto notare che esiste un precedente relativo a un festival di jazz del 1990.

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Le istanze di costituzione di parte civile delle due associazioni che fecero scoppiare il caso, dunque, sono state rigettate: Comitati Civici - spiega l’avvocato Moncada - perché costituita due mesi dopo la condotta ora al vaglio del tribunale, mentre Vivo Civile per il suo statuto considerato “generico” e in quanto non prevederebbe iniziative a sfondo sociale o a tutela del rapporto tra cittadini e istituzioni. Alla prossima udienza saranno ascoltati come testi il consigliere Occhipinti, il presidente di Comitati Civici Giovanni Moncada e il commissario di polizia municipale che ha effettuato le indagini.

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