Sabato, 24 Luglio 2021
Cronaca

Progetti "inutili" per i mercati rionali: ex assessori devono risarcire il Comune

I giudici d'appello della Corte dei conti hanno condannato ex assessori, dirigenti e funzionari a risarcire Palazzo delle Aquile per circa 300 mila euro

Foto archivio

Sulla carta erano progetti "per la tutela dei cittadini che visitano i mercati rionali", ma si sono tradotti in iniziative di dubbia, se non nulla, utilità e portate avanti in modo irregolare. I giudici d'appello della Corte dei conti presieduta da Giovanni Coppola (consiglieri Anna Luisa Carra, Valter Del Rosario, Guido Petrigni relatore, Sergio Vaccarino Primo Referendario) hanno condannato ex assessori comunali, dirigenti e funzionari a risarcire il Comune di Palermo di circa 300 mila euro per i danni causati da una serie di progetti approvati nel 2006.

Per i giudici "la vicenda presenta una molteplicità di profili di illegittimità e di sviamento dai canoni della regolarità delle procedure che una pubblica amministrazione è tenuta ad adottare, quali parametri della legittimità del suo operato".

Era stata la procura della Repubblica sottoporre il caso a quella contabile per accertare le responsabilità. La somma più cospicua, circa 168 mila euro, la deve restituire l'ex assessore Franco Mineo che guidava la protezione civile comunale. Dovranno rimborsare 25 mila euro i funzionari comunali Roberto Costantino e Marcella Campagna. Infine, poco più di sei mila euro a testa è la condanna inflitta agli ex assessori Pietro Cannella, Mario Milone, Lorenzo Ceraulo, Maria Concetta Bonomolo, Pippo Enea, Gaspare Patti, Alberto Campagna, Tommaso Romano, Eugenio Randi, Sebastiano Bavetta e Geni Groppuso.

I progetti, sette in tutto, erano praticamente uguali in ogni loro aspetto. Cambiava solo il nome del quartiere di riferimento. Le associazioni ottennero il via libera con una delibera di giunta il 31 dicembre 2006. L'ultimo giorno dell'anno. "Dagli accertamenti effettuati dalla Questura di Palermo su delega giudiziaria - scrivono i giudici nella sentenza - emergeva che nessuna delle associazioni risultava iscritta negli Albi degli enti operanti nel settore della Protezione civile, né l'attività svolta dalle stesse poteva essere ricompresa tra quelle demandate alla protezione civile". E ancora "appare evidente che il danno erariale o, quanto meno, la sua maggior parte, è stato determinato dalla mancanza delle necessarie e regolari procedure di selezione dei beneficiari e, poi, dal non essere stati effettuati i dovuti controlli durante l’esecuzione dei progetti".

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