Cronaca

Movida, Spallitta: "Zonizzazione acustica necessaria per evitare ricorsi"

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PalermoToday

E' necessario che l’Amministrazione si doti della “zonizzazione acustica” a tutela della salute e della qualità della vita dei cittadini. Il Dpcm 1991 e la successiva legge 447/1995 impongono ai Comuni l’adozione di un regolamento che disciplini le modalità e i limiti delle emissioni acustiche attraverso la classificazione del territorio in zone in relazione alla diversa destinazione delle aree. In particolare la legge classifica le classi di destinazione d’uso del territorio, ai fini dell’individuazione dei limiti massimi del livello sonoro consentito, nel seguente modo: aree particolarmente protette (50 decibel limite massimo diurno, 40 notturno), aree prevalentemente residenziali (55-44), aree di tipo misto (60-50), aree di intensa attività umana (65-55), aree prevalentemente industriali (70-60) e aree esclusivamente industriali (70-70). A tal fine, tra l’altro, la legge prevede anche dei veri e propri piani di risanamento acustico che consentono di adeguare il territorio ai limiti relativi alle emissioni acustiche.

Nadia Spallita foto media-3In mancanza della “zonizzazione acustica” si applicano sull’intero territorio dei limiti minimi e massimi, previsti sempre dalla legge, indistintamente per tutto il territorio. Tra l’altro la legge 447/95 (legge quadro sull’inquinamento acustico) rende obbligatorio per i Comuni non solo il regolamento attuativo della tutela dall’inquinamento acustico, ma anche l’adozione di piani di risanamento, l’attività di controllo, la classificazione del territorio e l’individuazione di criteri per eventuali deroghe, attribuendo anche nelle aree di rilevante interesse paesaggistico, ambientale e turistico, ulteriori eventuali limiti. Alla luce di questo quadro normativo un regolamento quale quello proposto dall’Amministrazione, che si limiti nella sostanza a vietare la diffusione all’esterno dopo le ore 24 o dopo l’una, appare davvero riduttivo e inadeguato ad affrontare o risolvere il problema dei residenti nelle zone in cui insistono numerosi pubblici esercizi. Non è chiaro come mai, dopo tre anni e mezzo, l’Amministrazione non si sia dotata di uno strumento obbligatorio e indispensabile per evitare impugnative che rischiano di rendere inutile l’azione amministrativa.

Al fine di colmare questa criticità della proposta presentata in Consiglio, con la collega Luisa La Colla abbiamo presentato alcuni emendamenti con i quali introduciamo la distinzione del territorio in tre aree [area rossa, particolarmente protetta ai sensi del Dpcm 1991, che la zona “A” del Prg e il centro storico (50 decible di giorno e 40 di notte); area gialla, di tipo misto per le zone “B” e “C” (60-50); aree verdi: area di intensa attività umana, borgate marinare e zone costiere (65-55)] e diamo altresì mandato agli uffici di predisporre il “piano di zonizzazione” al fine di armonizzare meglio il regolamento sulla cosiddetta “movida” con i principi di tutela dall’inquinamento acustico previsti dalle norme.

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