Il Comune cavalca l'onda del South Working, Sispi gestirà 500 postazioni: critiche dai privati

Dopo il flop del coworking aperto e subito chiuso al mercato ittico, l'amministrazione Orlando annuncia la riconversione di un capannone della società informatica. Arestivo (Moltivolti): "Le strutture già esistenti non sono state coinvolte, si tenga conto degli errori passati"

La conferenza stampa di oggi a Palazzo delle Aquile

Il sindaco Leoluca Orlando annuncia l'apertura di un coworking pubblico, gestito da Sispi, "per promuovere il lavoro a distanza e ridurre le diseguaglianze digitali". Detta così non fa una grinza; in pratica però l'iniziativa dell'amministrazione comunale, seppur lodevole, ha ancora dei punti interrogativi.

Incognite che fanno a pugni con la "visione politica" sbandierata nel corso della conferenza stampa, che si è svolta stamattina a Palazzo delle Aquile alla presenza del primo cittadino; dell’assessore alle Politiche giovanili e all’Innovazione, Paolo Petralia Camassa; del presidente e del direttore della Sispi, Cesare Lapiana e Salvatore Morreale; di Dario Nepoti e Marco Giammona in rappresentanza di “Palermo Mediterranea” e di Elena Militello, presidente dell’associazione no profit "South Working - Lavorare dal Sud".

Il Comune, in sostanza, cavalca l'onda lunga del movimento creato dall'associazione "South Working", ritenendo che la costituenda community possa automaticamente migrare in uno spazio pubblico collettivo. Ossia un coworking fino a 500 postazioni che dovrebbe sorgere in via Ammiraglio Denti di Piraino (zona Fiera), in un capannone nella disponibilità di Sispi. Una sede non proprio centrale, difficilmente raggiungibile con i mezzi pubblici dai turisti o da chi vorrebbe "eleggere" domicilio a Palermo per lavorare a distanza.

Coworking è sinonimo di comunità e non semplicemente una postazione con una connessione internet. L'esperimento del coworking comunale presso il mercato ittico si è rivelato un autentico flop ed è stato chiuso dopo circa un anno. Memore degli errori fatti, il Comune avrebbe dovuto redigere preventivamente un piano per attrarre i coworkers o quanto meno fare rete con le strutture già da anni presenti in città.

"Nulla di tutto ciò" sostiene Claudio Arestivo, socio di Moltivolti, che gestisce un coworking a Ballarò. "A Palermo - spiega - esistono meno di dieci coworking, che dal basso collaborano tra loro, si scambiano idee e suggerimenti su come rimanere in vita. Quando l'amministrazione ha annunciato di voler aprire il coworking all'ittico avevamo dato dei suggerimenti sulla strada da seguire. La nostra è rimasta una lettera morta. Adesso ci auguriamo che questo secondo esperimento, in collaborazione con Sispi, possa tenere conto degli errori fatti in passato".

Il sindaco Orlando, che in conferenza stampa ha parlato "di una possibile condivisione tra pubblico e privato in nome dell’innovazione", ha rimarcato l'appoggio dell'amministrazione a "tutti coloro che vogliono operare in questo settore", perché "il digitale fornisce concretamente l'opportunità di vivere e lavorare a Palermo e consente di dare una via di rientro ai giovani che hanno lasciato la nostra città per motivi di lavoro".

Così finora non è stato. "Non vogliamo fare polemica - aggiunge Arestivo - ma ci saremmo aspettati un dialogo preventivo. E poi ci domandiamo: è stata fatta una valutazione degli errori passati? Avremmo asuspicato lo stesso metodo dell'assessorato alle Attività sociali, che si confronta con le associazioni di settore per la programmazione degli interventi sociali e l'analisi dei bisogni. Il coworking non è uno studio associato ma una comunità che condivide buone pratiche. Il pubblico è legittimato ad intraprendere iniziative analoghe a quelle dei privati, ma avrebbe potuto ascoltarci, immaginando forme di connessione e non di concorrenza".

Già, la concorrenza: secondo la rete dei coworking cittadini infatti una struttura con circa 500 postazione potrebbe indirettamente danneggiare quelle esistenti che a fatica cercano di rimanere sul mercato. "Moltivolti ad esempio - dice Arestivo - dà la postazione gratuitamente, ma si finanzia con il bar e il ristorante. Altri coworking stanno lottando per sopravvivere, perché il cambiamento culturale non è stato ancora del tutto compiuto. C'è chi è restio a pagare per condividere uno spazio con altre persone". 

Quanto dichiarato dall'assessore all'Innovazione Petralia però lascia aperto più di uno spiraglio sul fronte del "dialogo": "Soggetti pubblici e privati devono necessariamente interloquire per potere immaginare un futuro, ma anche un presente, ben diverso e sempre più forte. L’innovazione digitale già da tempo è entrata nel percorso dell'amministrazione e della visione politica palermitana. In questa fase vi è forse un'attenzione ancora maggiore, indotta dal tempo che stiamo vivendo. South working non è la soluzione allo spopolamento del sud ma si inserisce in un percorso che pone le basi per un riequilibrio di cui gioverebbe tutto il sistema-Paese”.

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