rotate-mobile
Lunedì, 29 Novembre 2021
Cronaca

Ex dirigente fa causa e vince, Comune condannato a risarcire 140 mila euro a Li Castri

L'architetto, condannato in primo grado per lottizzazione abusiva e sotto processo per corruzione, si è rivolto al giudice perché non è stato rispettato il suo contratto di lavoro. L'Avvocatura ha rinunciato a fare ricorso. Il ragioniere generale: "Chiari profili di danno erariale"

Il comune di Palermo dovrà risarcire oltre 140 mila euro all’ex dirigente a tempo Mario Li Castri, condannato in primo grado a marzo 2018 per la presunta lottizzazione abusiva in via Miseno e attualmente sotto processo per il presunto giro di tangenti all'edilizia privata. Così ha deciso il giudice Cinzia Soffientini per una vicenda non collegata direttamente ai guai giudiziari di Li Castri. Il risarcimento deciso dal giudice infatti riguarda il periodo - circa un anno - in cui l'architetto non avrebbe lavorato per il Comune con l’incarico fiduciario di dirigente esterno a tempo determinato pur avendo un contratto in essere firmato direttamente dal sindaco Leoluca Orlando.

La decisione del giudice del lavoro risale alle fine del 2019 e ora è diventata definitiva. A questo punto costituisce un debito fuori bilancio che andrà in Consiglio in Consiglio con una proposta di deliberazione preceduta dalle critiche del ragioniere generale Paolo Bohuslav Basile, che ha infatti dato parere positivo sotto il profilo della copertura finanziaria ravvisando la necessità di inviare tutto alla Corte dei conti per i "seguenti articolati profili di irregolarità, suscettibili, peraltro, di configurare una chiara ipotesi di danno erariale".

La sentenza ha dato ragione all’architetto, oggi non più in servizio per il Comune di Palermo, scelto all'epoca come uomo di fiducia direttamente da Orlando nella stagione delle grandi opere. Come il sistema tranviario per cui Li Castri aveva presieduto la commissione giudicatrice dei progetti. Il tribunale ha stabilito che il suo contratto - stipulato il 31 agosto 2015 e prorogato con determine sindacali - avrebbe dovuto avere una durata minima di 36 mesi mentre per altre ragioni sarebbe cessato nel 2017. "Alla scadenza prevista - scrive il ragioniere generale Basile - il dipendente in argomento, che si trovava in aspettativa senza assegni, riassumeva il profilo professionale rivestito all’interno del Comune di funzionario tecnico. A questo punto il dipendente proponeva ricorso relativamente alla durata dell’incarico dirigenziale ricoperto".

Secondo il ragioniere generale Avvocatura comunale potrebbe aver fatto un errore di valutazione ritenendo che non ci fossero i presupposti per impugnare la sentenza in cui viene richiamata una decisione della Cassazione. "La svista clamorosa - aggiunge Basile nell’atto - risiede nella circostanza che la Suprema Corte, incredibilmente, non ha saputo distinguere la disciplina degli incarichi dirigenziali da attribuire alla dirigenza di ruolo, da quella degli incarichi dirigenziali a contratto". Dunque secondo Basile "la sentenza della Cassazione appare, altresì, non meritevole di alcuna applicazione sul campo pratico. Essa infatti, se seguita, apre rischi enormi di danno erariale. Infatti la prosecuzione di un rapporto di lavoro oltre il termine ex lege fissato dall’articolo 110, comma 3, del decreto legislativo 267/2000, priva tale rapporto di ogni titolo legittimo ed espone ovviamente l’ente e i soggetti che danno corso alla ‘proroga' accettandola passivamente a responsabilità per danno erariale".

Nelle stesse condizioni dell’architetto Li Castri ci sono infatti altri burocrati, anche loro a tempo determinato, che adesso, in virtù di questa sentenza, potrebbero fare causa al Comune chiedendo risarcimenti che potrebbero ammontare complessivamente a circa un milione di euro. Una somma complessiva dovuta per prestazioni professionali da parte di dirigenti che di fatto non hanno più ricoperto quell’incarico pur avendo l’Amministrazione la necessità di inserire tecnici iperqualificati nella pianta organica per mandare avanti la baracca. E’ infatti ancora al palo il concorso per dirigenti tecnici bandito nel 2018 e ad oggi impantanato negli uffici di Palazzo delle Aquile per questioni burocratiche, ricorsi presentati dai candidati, integrazioni da fornire e altro ancora.

Forello: "Scandaloso, ne risponda il Sndaco"

"È un debito fuori bilancio scandaloso - dichiara il consigliere Ugo Forello, del gruppo Oso - di cui dovrebbe rispondere, sia dal punto di vista politico che patrimoniale, direttamente il sindaco. È lui infatti che ha scelto 'quale suo dirigente di estrema fiducia', l'architetto Li Castri. Adesso anche a causa dell'incomprensibile e scellerata scelta dell'avvocatura, il Comune rischia di subire azioni di risarcimento dagli altri dirigenti scelti 'intuitu personae'. Si rischia un danno di oltre un milione di euro per attività dirigenziali mai svolte".

Argiroffi: "Ci sono tante forzature che meritano chiarezza"

"Con questo debito - spiega il consigliere dello stesso schieramento, Giulia Argiroffi - si infittisce di ombre il legame tra l’amministrazione Orlando e l'architetto Li Castri. Sono tante le forzature che meritano chiarezza, dall’ordinanza sindacale che ha portato il Sindaco a modificare il modello per permettere di conferire l’incarico da lui voluto di dirigente proprio a Li Castri, nonostante il carico penale, passando per il nuovo processo che vede quest’ultimo oggi imputato con l’accusa di corruzione, fino ad un pesante debito che il Comune pagherà senza il doveroso ricorso e verso cui il sindaco è andato con un’inopportuna consapevolezza per un giurista come lui".

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Ex dirigente fa causa e vince, Comune condannato a risarcire 140 mila euro a Li Castri

PalermoToday è in caricamento