rotate-mobile
Martedì, 17 Maggio 2022
Cronaca Bagheria

Il processo all'ex sindaco di Bagheria Patrizio Cinque, resta in piedi una sola accusa: inflitti 8 mesi

L'inchiesta, nata nel 2017, aveva provocato un terremoto amministrativo e politico. Il tribunale di Termini Imerese ha però ritenuto sussistente soltanto un capo d'imputazione: la rivelazione di segreto d'ufficio. Condannato alla stessa pena un ispettore dei vigili. Scagionati totalmente tutti gli altri imputati

L'ex sindaco di Bagheria, Patrizio Cinque, ormai fuori dal Movimento 5 Stelle, e l'ispettore dei vigili urbani, Domenico Chiappone, sono gli unici due condannati - ma soltanto per un unico capo d'imputazione - nel processo nato dal blitz dei carabinieri nel Comune, avvenuto nel 2017. La pena (sospesa) inflitta ad entrambi dal tribunale di Termini Imerese, presieduto da Vittorio Alcamo, è di otto ed esclusivamente per l'accusa di rivelazione di segreto d'ufficio. Assoluzione piena invece per tutte le altre contestazioni: turbativa d'asta, falso ideologico e presunte irregolarità nell'affidamento della gestione del palazzetto dello sport e del servizio di smaltrimento dei rifiuti.

Scagionati tutti gli altri imputati, ovvero l'ex commissario della Provincia di Palermo, Manlio Munafò (difeso dagli avvocati Marcello Montalbano e Girolamo Rubino), l'ex vicesindaco Fabio Atanasio (difeso dagli avvocati Claudio Gallina Montana e Antonio Vecce), il rappresentante dell'associazione sportiva Nuova Aquila Palermo, Salvatore Rappa, il geometra Onofrio Lisuzzo (difeso dagli avvocati Salvo Priola e Letizia Coassin), il funzionario comunale Romolo Maggio (difeso dall'avvocato Pietro Canzoneri) e la dipendente comunale Angela Rizzo.

L'inchiesta scatenò un terremoto non solo amministrativo all'interno del Comune di Bagheria, ma anche politico, tra i grillini. A settembre del 2017 a Cinque era stato notificato l'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria e si era autosospeso. Luigi Di Maio all'epoca l'aveva "mollato" con toni durissimi.

I filoni d'indagine erano diversi e riguardavano presunte irregolarità nell'affidamento del servizio di smaltimento dei rifiuti con un appalto da 5 milioni, quello (mai realizzato) e legato all'affidamento ad una società del palazzetto dello sport e gli accertamenti della polizia municipale su un immobile abusivo del cognato dell'ex primo cittadino (difeso dagli avvocati Antonio Di Lorenzo e Rosalba Scardina).

Con la sentenza emessa oggi, i giudici hanno ritenuto sussistente soltanto un caso di rivelazione di segreto d'ufficio relativo proprio al manufatto abusivo del cognato di Cinque. Al Comune arrivò una lettera in cui una persona (come si scoprì solo dopo), spacciandosi per il parente dell'ex sindaco autodenunciava il possesso di un edificio non a norma. Il documento venne protocollato, ma l'ispettore dei vigili, Chiappone, avrebbe contattato Cinque per fargli presente la vicenda. A sua volta l'ex primo cittadino avrebbe poi chiamato il cognato per chiedergli lumi. Da qui - secondo il tribunale - la rivelazione di un segreto d'ufficio.

L'immobile del cognato di Cinque seguì poi una corsia preferenziale nella lotta all'abusivismo, nel senso che già qualche giorno dopo vennero fatti degli accertamenti e in poco tempo venne notificato anche l'ordine di demolizione.

Le richieste della Procura non sono state quindi accolte. E le pene invocate per alcuni imputati erano molto pesanti: per Cinque erano stati chiesto un anno e 7 mesi in relazione all'affidamento della gestione del palazzetto dello sport e un anno per la vicenda dell'immobile abusivo, 2 anni ciascuno per Munafò e Rappa, un anno e 3 mesi per Chiappone, 6 anni e 4 mesi per Lisuzzo, 8 anni e 4 mesi per Canzoneri, un anno e 10 mesi per Angela Rizzo. L'accusa aveva invece chiesto l'assoluzione per Atanasio.
 

Sullo stesso argomento

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Il processo all'ex sindaco di Bagheria Patrizio Cinque, resta in piedi una sola accusa: inflitti 8 mesi

PalermoToday è in caricamento