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Giovedì, 2 Dicembre 2021
Cronaca

Compra la Porsche a 32 mila euro ma è una truffa: l'auto finisce a una società palermitana

La vittima è un varesino. Una donna di 42 anni che aveva architettato il raggiro via web è stata condannata in appello a otto mesi di reclusione

Si era fatto ingolosire da un Suv usato e in buone condizioni, messo in vendita su un noto portale di compravendita auto e moto a un prezzo di mercato onesto. Peccato che si trattava della classica truffa via web. La vittima della vicenda - che vede coinvolta anche una società palermitana (ma totalmente incolpevole) - è un varesino. Adesso - come raccontato sul sito prealpina.it - una donna è stata condannata in appello a otto mesi di reclusione. 

"L’acquirente - si legge sul quotidiano storico di Varese - aveva fatto le ricerche del caso e le visure erano state rassicuranti. Tutto sembrava in regola: la targa del Porsche Cayenne in questione corrispondeva alla venditrice e l’auto risultava libera da ipoteche. Per questo motivo, il varesino non aveva avuto nulla da eccepire di fronte alla richiesta di una donna di 42 anni di effettuare un bonifico del valore complessivo di 32mila euro, corrispondente alla somma pattuita per la vendita del veicolo. Allo scoccare della terza tranche di pagamento è arrivato il momento di procedere al passaggio di proprietà. Ma qui è saltato fuori l’inghippo. Nel senso che la venditrice, dopo aver incassato il malloppo via bonifico, è sparita nel nulla. Quando l’acquirente ha realizzato di essere stato vittima di un raggiro e ha deciso di chiedere aiuto alla polizia postale, ha scoperto l’amara sorpresa. E, cioè, che solo un paio di giorni dopo l’ultimo bonifico, quella che avrebbe dovuto diventare la sua Cayenne era stata in realtà venduta regolarmente a una società palermitana (estranea alla vicenda giudiziaria) per poco più di 29 mila euro".

La linea difensiva? Quanto accaduto non sarebbe da far rientrare nella fattispecie della truffa, bensì in quella di un mero inadempimento contrattuale. Dunque, non si tratterebbe di un reato penale, ma di un mero contenzioso da trattare in sede civile. Una tesi respinta al mittente. I giudici hanno condizionato il beneficio della sospensione della pena alla restituzione dei 32mila euro provento della truffa telematica. In assenza di risarcimento, la condannata sarà sottoposta a misura alternativa alla carcerazione dell’affidamento in prova ai servizi sociali.

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