Giovedì, 18 Luglio 2024
Cronaca

Strage di via D'Amelio, l'avvocato della famiglia Borsellino: "Questa sentenza è un punto di non ritorno"

Commenta così Fabio Trizzino, marito di Lucia Borsellino, le motivazioni depositate ieri e relative alla sentenza emessa a luglio dai giudici di Caltanissetta, secondo i quali ci fu una convergenza d'interessi tra Cosa nostra e gruppi di potere esterni. "Finalmente ci concentriamo sul 'nido di vipere' e sulle indagini su Mafia e appalti"

"Questa sentenza è importante perché, al di là degli aspetti connessi alla calunnia che sembrano blindati, è la prima sentenza, in 30 anni, che dice chiaramente che a questa strage hanno concorso, moralmente e materialmente, soggetti appartenenti a corpi istituzionali dello Stato italiano". A parlare con l'Adnkronos, a nome della famiglia Borsellino, è l'avvocato Fabio Trizzino, genero del giudice ucciso in via D'Amelio e legale di parte civile nel processo depistaggio. "Sotto questo profilo - dice Trizzino commentando le motivazioni della sentenza emessa lo scorso luglio e depositate solo ieri sera in cancelleria - i giudici valorizzano la vicenda incredibile connessa al reperto fondamentale della strage, che è la borsa del giudice Borsellino, e la sottrazione immediata dell'agenda rossa".

"Questa sentenza, a mio giudizio - dice ancora l'avvocato Trizzino, sposato con Lucia Borsellino - è estremamente importante perché amplia lo spettro dello scenario che ha preparato la strage, individuandolo nell'isolamento e nella delegittimazione che il giudice subisce per effetto dell'ostracismo del Procuratore di allora, Pietro Giammanco. E in questo la sentenza, valorizzando quanto stabilito dalle precedenti, si attarda molto sulla questione delle indagini relative al dossier 'Mafia e appalti'. Quindi fermo restando che ci possono essere state quelle che si potrebbero definire, come nel caso Moro, 'convergenze parallele', finalmente ci concentriamo sul 'nido di vipere' e sulle indagini su Mafia e appalti, che il giudice voleva rivitalizzare".

Era stato proprio Borsellino a parlare, poco prima della strage e dopo la strage di Capaci, di un "nido di vipere", riferendosi al suo ufficio, come ha raccontato in aula il magistrato Massimo Russo. "E qui come va?", gli aveva chiesto Russo. E la risposta di Borsellino fu: "E' un nido di vipere". Un dettaglio in più per chiarire, a quasi 31 dalla morte di Borsellino e dei 5 agenti di scorta, in quale ambiente si fosse ritrovato a lavorare l'amico di Falcone che fremeva perché non poteva occuparsi delle indagini sulla strage di Capaci.

"Poi ci sono altre convergenze. Non sta a me dirlo - spiega ancora il marito di Lucia Borsellino all'Adnkronos - ma finalmente ci si concentra su qualcosa di concreto, che non è stato esplorato a sufficienza in questi anni. Speriamo Che la Procura di Caltanissetta si muova perché sono d'accordo con i giudici nisseni quando scrivono nelle motivazioni che '30 anni sono troppi' per potere non considerare il quadro probatorio debole. E' una sentenza che costituisce, dal mio punto di vista, un punto di non ritorno".

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