Quella scarica di proiettili per "punire" l'impegno antimafia, Palermo ricorda Cassarà e Antiochia

Le iniziative per il 34esimo anniversario del duplice omicidio. In piazza Giovanni Paolo II una stele dedicata alla loro memoria

Ninni Cassarà

Domani la città si ferma per ricordare, in occasione del 34° anniversario della loro uccisione, il vicequestore della polizia Antonino Cassarà e l'agente Roberto Antiochia. Tante le iniziative organizzate dalla Questura.

Alle 9.00, in collaborazione con il Comune, in piazza Giovanni Paolo II verrà scoperta una stele marmorea dedicata alla loro memoria, rivolta verso il luogo dell’eccidio, avvenuta in viale Croce Rossa. Seguirà la deposizione di una corona di alloro a nome del capo della polizia, direttore generale della pubblica sicurezza, prefetto Franco Gabrielli. In occasione della cerimonia, è stato disposto il diveto di sosta in piazza Giovanni Paolo II nel tratto tra il civico 1 e il civico 15. Al termine della cerimonia verrà celebrata una messa in suffragio delle vittime, presso la cappella di Maria Santissima della Soledad, in salita Antonio Manganelli.

Nato a Palermo il 7 maggio 1947, Antonino Cassarà prestò servizio presso la questura di Reggio Calabria e poi di Trapani. Fu poi vicequestore aggiunto a Palermo, dove rivestì l’incarico di vice dirigente della Squadra Mobile, dal 3 maggio 1980 al 6 agosto 1985, giorno in cui la mafia lo uccise. Cassarà, a Palermo, svolse delicate indagini sulle cosche mafiose, prendendo parte a numerose operazioni e assicurando alla giustizia alcuni tra i più pericolosi esponenti di Cosa nostra. Fu uno stretto collaboratore del giudice Giovanni Falcone e del cosiddetto "pool antimafia". Le sue indagini contribuirono infatti all'istruzione del primo “maxiprocesso” alle cosche mafiose. Il 26 settembre 1986, è stato insignito della “medaglia d’oro al valor civile alla memoria”.

Roberto Antiochia, nato a Terni il 7 giugno 1962, prestò servizio presso le questure di Milano, Torino e Roma. Nel giugno 1983 fu assegnato presso la Squadra Mobile di Palermo, dove lavorò a fianco del commissario Beppe Montana in delicate indagini su Cosa nostra. Nel 1985 fu trasferito alla Criminalpol di Roma. Dopo aver appreso dell'omicidio Montana, sebbene in congedo per il periodo di ferie estive ad Ostia, chiese di tornare a Palermo per portare il suo personale aiuto agli ex colleghi della Mobile di Palermo e lavorare a fianco di Ninni Cassarà.

Il 6 agosto 1985, mentre accompagnava in auto Cassarà a casa, un gruppo di nove uomini armati di kalashnikov appostati nei piani del palazzo di fronte a quello dove viveva il vice questore, cominciarono a sparare sull'Alfetta di scorta, colpendo mortalmente i due poliziotti. Lo Stato ha onorato il suo estremo sacrificio conferendogli, il 26 settembre 1986, la “medaglia d'oro al valore civile alla memoria”.
 

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