"Ucciso perché in prima linea contro la mafia": il ricordo del maresciallo Ievolella

Deposta una corona d'alloro sulla lapide dedicata "al segugio temuto dai boss", in piazza Principe di Camporeal, luogo dove 37 anni fa avvenne l'omicidio. Orlando e Nicotri: "Fece luce sugli interessi della mafia e sui traffici illeciti che gestiva"

Il maresciallo dei carabinieri Vito Ievolella 37 anni fa venne ucciso da quattro sicari, in piazza Principe di Camporeale, mentre era a bordo della propria Fiat 128 con la moglie Iolanda, incinta della figlia Lucia. Questa mattina nel luogo dell'omicidio, alla presenza del comandante della legione carabinieri Sicilia, il generale di brigata Giovanni Cataldo, sulla lapide dedicata "al segugio temuto dai boss" è stata deposta una corona d’alloro. A seguire, nella chiesa di Santa Maria Maddalena, all’interno della caserma “Carlo Alberto Dalla Chiesa”, sede del Comando legione carabinieri Sicilia è stata celebrata la santa messa in suo onore, officiata da Don Salvatore Falzone. Presenti, tra gli altri, la figlia del maresciallo Lucia Assunta Ievolella, il prefetto Antonella De Miro, il questore Renato Cortese, il comandante provinciale dei carabinieri di Palermo Antonio Di Stasio, il comandante provinciale della guardia di finanza di Palermo Giancarlo Trotta, il vice presidente della Regione Sicilia Gaetano Armao, e l’assessore comunale Gaspare Nicotri.

"Il maresciallo Vito Ievolella - ha ricordato il comandante Cataldo - , eroe al servizio delle istituzioni, ha donato la sua vita per la comunità, venendo ucciso dalla mafia in quanto simbolo e persona di rilievo per le attività investigative che poneva in essere. Costituisce, ancor oggi, nobile esempio e autorevole guida per i carabinieri nella costante ricerca di giustizia, nonché 'lievito' volto a rinnovare le loro quotidiane azioni". 

"Per ben tre volte - hanno dichiarato Leoluca Orlando e l'assessore Nicotri -  il processo contro i presunti autori del delitto fu annullato in Cassazione dalla Sezione guidata da Corrado Carnevale. Quella vicenda umana e giudiziaria ci porta alla memoria un periodo buio della nostra storia, un periodo in cui pezzi importanti dello Stato erano 'distratti' se non collusi, mentre uomini valorosi come Ievolella facevano luce sugli interessi della mafia e sui traffici illeciti che questa gestiva. Anche per questo ricordare oggi quel sacrificio è un dovuto atto di riconoscenza e di rispetto per la famiglia e per l'Arma" .

All’agguato parteciparono quattro killer mafiosi armati di pistole calibro 7,65 e fucili caricati a pallettoni, che giunti a bordo di una Fiat Ritmo, risultata poi rubata, scesi dall’autovettura fecero fuoco in direzione del maresciallo Ievolella. La moglie riportò solo una leggera ferita. Il mezzo usato dai killer fu dato alle fiamme e quindi abbandonato in via Caruso dove fu ritrovato dai carabinieri. Fu chiaro immediatamente che l’assassinio era di stampo mafioso: i boss volevano eliminare colui che si stava opponendo all’espansione degli interessi criminali. "Vito Ievolella - ha affermato il presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci - smantellò gli affari delle cosche più forti dell'epoca. Il suo coraggio e la sua dedizione siano oggi più che mai d'esempio per tutti coloro che sono impegnati nella quotidiana lotta alla criminalità organizzata". 

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