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Cronaca

Ucciso dalla mafia in corso Vittorio Emanuele: Palermo ricorda il sindacalista Giovanni Orcel

La Cgil Palermo, la Fiom Cgil nazionale e palermitana hanno deposto una corona sotto la lapide a lui intestata nel luogo in cui fu ucciso 102 anni fa

Palermo ricorda Giovanni Orcel, il segretario dei metalmeccanici della Fiom ucciso il 14 ottobre del 1920. La Cgil Palermo, la Fiom Cgil nazionale e palermitana, hanno deposto una corona sotto la lapide a lui intestata nel luogo in cui fu ucciso, in corso Vittorio Emanuele. Alla commemorazione, assieme al segretario Cgil Palermo Mario Ridulfo e al segretario generale Fiom Palermo Francesco Foti, e ad associazioni come il centro di documentazione Giuseppe Impastato, l’Anpi, il centro Pio La Torre, l’Arci e Libera, è intervenuto il segretario generale della  Fiom Cgil nazionale Michele De Palma, a Palermo anche per partecipare all’assemblea provinciale dei delegati e delle delegate Fiom.

“Ricordiamo un avvenimento che ha colpito la città 102 anni fa. Giovanni Orcel, come tanti altri dirigenti sociali e politici, come Alongi e Verro, unì il mondo del lavoro, delle campagne e delle fabbriche, in un’idea che anticipava di tanti anni Gramsci - ha detto il segretario Cgil Palermo Mario Ridulfo -. Non era un dirigente isolato, aveva una forte connessione con la masse popolari, con la gente. Il tratto distintivo da cogliere nel sacrificio di Orcel, e di tanti altri, è nella lotta contro il sottosviluppo e la mafia. Oggi - ha aggiunto Ridulfo - in questa terra, in questa città, ci sono zone d’ombra, c’è un ritorno velato a un’idea che la politica possa essere succube dei processi che determinano la costruzione delle fortune politiche e personali di gruppi di potere. Dobbiamo tenere alta l’attenzione in un contesto di crisi profonda, combattendo la paura e la rassegnazione dei lavoratori e della gente, offrendo  una prospettiva nuova di sviluppo  per uscire fuori dalla crisi. Con un impegno nuovo e profondo del movimento sindacale contro la guerra, per la pace, contro la mafia”. 

"Siamo nani seduti sulle spalle di giganti, i giganti come Giovanni Orcel sono la nostra storia: la lotta del lavoro contro la criminalità organizzata, perché il lavoro porta con se contrattazione, emancipazione e legalità - ha detto il segretario generale Fiom Cgil nazionale Michele De Palma - Orcel ha avuto il coraggio di mettere insieme operai e contadini. Per questo  è stato ammazzato dalla mafia - ha aggiunto De Palma -. Noi siamo qui non soltanto per ricordarlo, ma per confermare l'impegno della Fiom e della Cgil per il lavoro e contro criminalità organizzata". 

E ricordando Giuseppe Di Vittorio, il segretario della Fiom ha aggiunto che il sindacato porta avanti una vertenza di carattere nazionale in corso, partita con la manifestazione a Roma dell’8 ottobre, e con gli sciopero dei metalmeccanici in tante parti d’Italia, “per il lavoro e per avere degli aumenti di carattere salariale che ci permettano attraverso la detassazione di poter affrontare la perdita del potere di acquisto delle lavoratrici e dei lavoratori.  In particolare nel Mezzogiorno bisogna intervenire per dare occupazione e ridurre l’orario di lavoro”.

Per Francesco Foti, segretario generale Fiom Palermo, “Orcel è stato una figura fondamentale e già 102 anni fa aveva capito benissimo che bisogna lottare per ottenere diritti, per contrastare il caporalato e la criminalità organizzata e con la sua stessa vita ha pagato. E’ importante portare avanti quelle rivendicazioni, quelle di ieri sono le stesse di oggi. Il  nostro dovere è di divulgare quello che hanno fatto figure come Orcel alle nuove generazioni, alle scuole”. 

Per Dino Paternostro, responsabile Legalità e memoria Cgil Palermo “ci sforziamo di coniugare memoria e impegno, la  memoria della nostra storia e dei nostri dirigenti con l’impegno concreto per venire incontro alle esigenze dei lavoratori. Orcel già nel 1920 si pose il problema del caro vita e del contrasto al caporalato, chiedendo l’istituzione di una commissione comunale per il controllo dei prezzi, avendo il sospetto di speculazioni. Una lezione di modernità e di grande apertura ideologica che, unita al suo senso pratico spiccato, lo rese interprete profondo dei bisogni della popolazione siciliana”.

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