Martedì, 16 Luglio 2024
Cronaca Corso Vittorio Emanuele, 475

"Un ufficiale dal forte piglio, mai domo nel combattere il crimine": messa in ricordo del generale Niglio

Il generale di brigata morì nel 2004 a causa di un incidente stradale sulla Palermo-Catania. Durante la sua carriera ottenne la medaglia d'argento al valore militare per aver ingaggiato un conflitto a fuoco che si è concluso con la cattura di alcuni latitanti

Era il 9 maggio del 2004 quando il generale di brigata Gennaro Niglio, all'epoca comandante della Regione carabinieri Sicilia, morì in ospedale 13 giorni dopo un incidente avvenuto sull’autostrada A19 Palermo-Catania, all'altezza di Resuttano. A 19 anni di distanza da quella tragedia, si è tenuta oggi nella chiesa di Santa Maria Maddalena, all’interno delle caserme Calatafimi-Chiesa, una messa commemorativa officiata dal cappellano militare, Salvatore Falzone, alla presenza del generale di divisione Rosario Castello, comandante della Legione carabinieri Sicilia.

Il generale Niglio, 55 anni, veniva considerato "un ufficiale dal forte piglio, mai domo nel combattere il crimine: dalla lotta alla ’ndrangheta all’antieversione, dai controlli antidoping - ricostruiscono dal Comando provinciale - fino alle cosche mafiose siciliane del suo ultimo incarico: a Palermo, dove era giunto a settembre del 2003, aveva cercato di dare subito nuovi impulsi alle inchieste su cosa nostra e alla ricerca dei latitanti. Persona di grande professionalità, ma anche profondamente umana, era amatissimo dai suoi uomini, e prima di arrivare in Sicilia era stato al Comando dei carabinieri per la Sanità".

Laureato in Giurisprudenza e in Scienze della sicurezza, aveva ricevuto la medaglia d’argento al valor militare per aver ingaggiato un conflitto a fuoco conclusosi con la cattura di alcuni latitanti: "Comandante di compagnia distaccata, nel corso di una importante operazione di contrasto alla criminalità organizzata, compiuta alla testa dei suoi uomini, veniva fatto segno a proditoria e violenta azione di fuoco - si legge nella motivazione - dagli appartenenti ad un clan camorristico responsabili di gravissimi delitti. Benché ferito reagiva con determinazione e, dopo aver colpito con l'arma in dotazione uno dei malfattori, riusciva ad arrestare tutti i criminali coinvolti sequestrando numerose armi, munizioni, documenti falsificati ed autovetture con targhe contraffatte".

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