Domenica, 21 Luglio 2024
Cronaca Cinisi

Morì mentre cercava di fermare tre rapinatori, ricordato a Cinisi il brigadiere Miglioranzi

Si è svolta ieri la commemorazione del 78° anniversario della sua morte. Il comandante della stazione dell'epoca di lui scriveva: "Più volte l'avevo pregato di essere prudente, ma lui rispondeva che la sua vita non gli importava perché voleva togliere dalla società chi lo disonorava"

Ieri a Cinisi si è svolta la commemorazione del 78° anniversario della morte del brigadiere dei carabinieri Guerrino Miglioranzi, medaglia d’argento al valore militare alla memoria, ucciso mentre cercava di fronteggiare tre rapinatori. Alla cerimonia che si è tenuta nel luogo dell’omicidio, all'angolo tra via San Pietro e via Domenico Giunta, erano presenti il sindaco di Cinisi e altri esponenti dell'Amministrazione, i comandanti del Gruppo carabinieri di Palermo, il tenente colonnello Aniello Schettino, e della Compagnia di Carini, il capitano Pietro Cugusi, una rappresentanza dell’Associazione nazionale carabinieri in congedo, un gruppo di studenti dell’Istituto Tenente Anania di Cinisi e tre nipoti del militare.

Guerrino Miglioranzi, nato nel 1917 a Dossobuono di Villafranca (Verona), dopo l’arruolamento nell’Arma venne assegnato alla stazione dei carabinieri di Cinisi. La sera del 16 aprile 1945, dopo aver scoperto i responsabili di una rapina perpetrata pochi giorni prima nelle campagne limitrofe all’abitato, insieme a un collega si incamminò per andare a recuperare la refurtiva.

Erano all'incirca le 21 quando, arrivati all'incrocio tra via Domenico Giunta e via San Pietro, i due militari videro tre individui fermi in atteggiamento sospetto. Dopo l'alt intimato i malfattori arretrarono nascondendosi dietro alcune abitazioni. Uno di loro sparò cinque colpi di pistola colpendo il brigadiere, che riuscì a rispondere con due colpi del proprio moschetto prima di accasciarsi in strada. Nonostante i soccorsi del collega Miglioranzi morì durante il trasporto in caserma.

Nel rapporto giudiziario sull’evento, il comandante della Stazione dell’epoca, scriveva così del giovane brigadiere: "Intelligente, istruito e coraggioso, schiavo del dovere, godeva la stima di quanti ebbero l’onore di conoscerlo. Diverse volte il sottoscritto lo aveva pregato di usare più prudenza nel servizio, ma lui rispondeva che la sua vita non gli importava perché voleva togliere dalla società chi la disonorava". Il 7 gennaio 1947, per il gesto eroico compiuto al costo della vita, gli venne tributata la medaglia d'argento al valore militare.

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