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(foto archivio)

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"Coca express" a tutte le ore per avvocati e professionisti: "Sali in studio per il fascicolo"

I retroscena dell'operazione "H24": 5 persone sono state arrestate con l'accusa di rifornire di droga la cosiddetta "Palermo bene". Le telefonate dei clienti: "Ci vediamo al Tennis", "La Ceres sbintata non va bene sangò". Coinvolto anche un carabiniere sospeso dal servizio

Avvocati, ristoratori, psicologi, assistenti di volo e anche un carabiniere. Dai pusher della cosiddetta "Palermo bene" si rifornivano un po’ tutti, sfruttando il servizio di consegna a domicilio a tutte le ore. Gli incontri avvenivano davanti ai circoli del tennis, alle pizzerie o sotto gli studi dei legali, ma non nei locali dove qualcun altro poteva accorgersi del loro "vizietto": "No, mi devo togliere da qua, ci sono troppi colleghi. Ci vediamo sotto casa mia allora". I cinque pusher arrestati stamattina dalla Squadra Mobile della polizia con l'operazione "H24", secondo quanto ricostruito dagli investigatori, erano riusciti a mettere su un business con cifre da capogiro: almeno ventimila chiamate al mese, 580 clienti "censiti" e 30 grammi di cocaina pura messi in circolazione al giorno.

I cinque arrestati (LEGGI I NOMI), spesso utilizzando gli stessi cellulari, facevano la staffetta per fornire lo stupefacente ai loro clienti in qualunque momento della giornata, con picchi di 3.000 "contatti" tra sabato e domenica. "Dove sei in giro? Ci vediamo in via Mazzini?", chiedeva uno dei pusher. O ancora uno degli acquirenti: "Ehi ciao, ciao buonasera, sono al tennis". Durante le conversazioni, tra intercettazioni telefoniche e ambientali, è emerso quanto fossero in confidenza spacciatori e clienti, ai quali veniva permesso di pagare in un secondo momento: "Ti devo chiedere se mi puoi fare un favore…se vieni da me in via Sciuti…Però ho 20…Ovviamente domani anche di mattina ti do gli altri 20". Alle conversazioni più criptiche se ne aggiungono altre decisamente più esplicite: "Quella è ancora sana, quindi al massimo ne prendo un altro pezzo proprio per stare super, super sereni".

"I 700 clienti della Palermo bene": consegna a domicilio di cocaina, 5 arresti
L'USCITA DEGLI ARRESTATI DALLA QUESTURA | VIDEO

La cessione dello stupefacente avveniva, oltre che in auto o per strada, negli stessi studi legali degli avvocati. "Sali in studio per leggere il fascicolo", diceva uno di loro al proprio fornitore. In un’altra circostanza la polizia è riuscita a "pizzicare" un carabiniere sospeso dal servizio già da anni per altre vicende penali non legate all’operazione di oggi: "Ciao caro, come stai?". "Tutto a posto…tu?", risponde il pusher. "Tutto bene gioia. Sono a casa - dice il militare - tu che fai?". "Ma niente..qua in giro sono". "Eh…che fa avvicini?". "Va bene dai…ti sto venendo a prendere". I trattamenti di favore non erano riservati a tutti. Tanto che un cliente, lo scorso novembre, chiese della cocaina cercando di posticipare il pagamento: "Volevo sapere se era possibile, noi possiamo vederci oggi che siamo in due..no, e domani mattina noi andiamo insieme la che c’ho tutto". Ma in quell’occasione il pusher rispose perentorio: nessuna consegna senza denaro.

Le analisi di laboratorio sulla qualità della cocaina, che arrivava dalla Calabria e dalla Campania, hanno rilevato un grado di purezza tra il 76 e l’80%. E nonostante ciò qualcuno, a volte, aveva da ridire: "Ti vieni a prendere questa cosa…questa birra sbintata...perchè sangò non ci siamo più. No sangò non ci siamo, onestamente…ti rispetto, ti voglio bene, però se mi porti la Ceres sbintata, non va bene sango". Grazie a un appostamento la polizia è riuscita ad arrestare e mettere ai domiciliari uno dei pusher, il giovane Fiorellino, trovato con 34 grammi di stupefacenti. Nonostante l’incidente gli altri spacciatori hanno continuato ad utilizzare l’utenza telefonica intercettata prima del suo arresto. Non volevano rischiare di perdere clienti e contatti, trovando a dover rassicurare i clienti più diffidenti. "Sono suo cugino..puoi dire a me…non ti preoccupare". "Devo parlare con lui", gli risponde l’acquirente. "E' con me", replicò il ventenne La Dolcetta.

"La nostra attività - spiegano il capo della Squadra Mobile, Rodolfo Ruperti - è rivolta, oltre al traffico di stupefacenti, al suo commercio al dettaglio. I clienti rintracciavano gli spacciatori con il passaparola, accreditandosi grazie ai nomi di altri acquirenti abituali e fidati. L’indagine è durata appena due mesi, il tempo necessario per affettare controlli a campione e raccogliere elementi sufficienti per far scattare gli arresti". A coordinare l’inchiesta, culminata nell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Guglielmo Nicastro, il sostituto procuratore Maurizio Agnello. I cinque arrestati, capaci di smerciare anche due chili di cocaina al mese, sono stati rinchiusi in carcere in attesa del processo.

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