Cronaca

"Vivere in strada non è reato", clochard assolto in Cassazione

I fatti risalgono al 2010, quando un 40enne è stato condannato dal tribunale di Palermo a mille euro di multa per avere violato l'ordinanza del sindaco che vieta il bivacco e gli accampamenti di fortuna per non alterare il decoro urbano

Vivere per strada non è reato, nonostante le ordinanze comunali che vietano "bivacchi" e "accampamenti di fortuna" sulla "pubblica via". Co questa motivazione,  la prima sezione penale della Cassazione ha annullato senza rinvio la condanna al pagamento di mille euro inflitta dal tribunale di Palermo a un 45enne che viveva, assieme ai suoi cani, su un marciapiede in una "baracca precaria costituita da cartoni e pedane in legno" .

i fatti risalgono al dicembre del 2010, quando un 40enne era stato condannato dal tribunale del capoluogo siciliano a pagare mille euro per non avere rispettato l'ordinanza del sindaco che vieta il bivacco e gli accampamenti di fortuna per non alterare il decoro urbano ed essere d'intralcio alla pubblica viabilità.

Il difensore ha rilevato, nel ricorso in Cassazione, che l'uomo, senza fissa dimora, "versasse in stato di necessità, situazione tra le quali doveva essere compresa l'esigenza di un alloggio". Osservazione che ha trovato il favore la Cassazione. Secondo la prima sezione penale (sentenza n.37787), l'ordinanza del sindaco è "una disposizione di tenore regolamentare data in via preventiva a una generalità di soggetti, in assenza di riferimento a situazioni imprevedibili o impreviste", e "non è sufficiente l'indicazione di mere finalità di pubblico interesse". La Corte ha quindi annullato la condanna perché il fatto non sussiste. 

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