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Lunedì, 17 Giugno 2024
Sanità / Libertà / Via Filippo Cordova

In ospedale non c'è posto, la clinica dà la disponibilità ma poi cambia idea: "E' analfabeta"

E' il caso di un uomo di 67, un clochard, portato al pronto soccorso del Policlinico per un incidente. Dopo le visite il medico dispone il ricovero prima dell'intervento, in Ortopedia però non c'è spazio. Si trova un letto alla Casa di cura Latteri che prima fa portare il paziente con l'ambulanza e poi ci ripensa

Finisce al Policlinico per una frattura al femore, terminate le visite il medico dispone il ricovero prima di sottoporlo a un intervento chirurgico. Il posto in ospedale però non c’è ma grazie a un giro di telefonate, come previsto dal sistema, si trova disponibilità alla Casa di cura Latteri. Che prima accetta il paziente e poi lo rimanda indietro con questa motivazione: "In atto non è possibile ricoverare il paziente nella nostra struttura in quanto risulta analfabeta, senza parenti e dimora". Succede a Palermo.

Sfortunato protagonista della "spola" in ambulanza un uomo, un clochard di 67 anni, portato al pronto soccorso lunedì scorso con una frattura al femore sinistro, forse per un incidente stradale nella zona di corso dei Mille. I medici visitano l’uomo che resta per diverse ore in barella. Dopo l’ultima rivalutazione il medico ortopedico prova a ricoverarlo prima di eseguire l'operazione, anche con una certa urgenza vista l’età, ma nel reparto di Ortopedia sino a ieri non c'era spazio. Si trova invece posto alla Latteri.

Dalla direzione della clinica, convenzionata con il sistema sanitario pubblico, arriva la disponibilità: il posto c'è. Il paziente viene fatto salire sull'ambulanza e portato in via Filippo Cordova, ma una volta lì sorgono i problemi che poi avrebbero determinato il rifiuto da parte della struttura privata. A quel punto il paziente, con il femore fratturato, viene fatto salire nuovamente in ambulanza e riportato al pronto soccorso del Policlinico, dove è stato ricoverato temporaneamente in Medicina interna.

"Il paziente - dichiara il dottore Lawrence Camarda, direttore facente funzioni dell’unità operativa di Ortopedia del Policlinico - ieri sera è stato ricoverato nell’unità operativa di Geriatria diretta dal professore Mario Barbagallo. Questa mattina si sono liberati tre posti letto in quanto abbiamo dimesso tre ricoverati e dunque abbiamo disposto il trasferimento del paziente in Ortopedia. Questa vicenda dovrebbe indurre a realizzare concretamente una maggiore integrazione tra le strutture del servizio pubblico e quelle convenzionate per assicurare cure tempestive ai pazienti. Nel caso in questione, ossia la frattura del femore, secondo le linee guida, i pazienti dovrebbero essere trattati entro 48 ore".

Dall'assessorato regionale alla Salute, che potrebbe anche valutare nelle prossime ore di procedere con un'ispezione per esercitare il suo compito di vigilanza sulle aziende sanitarie, fanno sapere: "Abbiamo avviato con l'Asp di riferimento tutti i necessari accertamenti e attendiamo i risultati con l'urgenza che il caso richiede".

Le convenzioni con le cliniche prevedono un rapporto tra pubblico e privati, dove gli ultimi entrano in gioco - a pagamento - anche per dare la loro disponibilità e ricoverare i pazienti che non riescono ad essere assorbiti dalle strutture ospedaliere. Il tutto secondo protocolli stabiliti con l’assessorato regionale alla Salute, anche nell’ottica di rispettare standard minimi in termini di qualità e tempi di ricovero ragionevoli, soprattutto quando si tratta di persone con fratture che vanno operate nel più breve tempo possibile per evitare complicanze. Resta da capire quali siano i margini che consentirebbero a una struttura privata di accettare o rifiutare un paziente o un caso.

rifiuti clinica latteri

La replica della Casa di cura Latteri

"La direzione della casa di Cura Valsalva Latteri di Palermo - si legge in una nota - precisa che secondo le normative vigenti può prestare le cure a pazienti che siano in grado di poter dare il loro libero e informato consenso alle cure, diversamente da quanto è tenuta a garantire una area di emergenza pubblica che dovendo prestare istituzionalmente le prime cure può derogare a ciò per il bene del paziente. Nel caso di pazienti non collaboranti si richiede almeno l'assenso del parente più prossimo. Il trasferimento è stato frutto della consueta collaborazione tra le aree di emergenza cittadine e la casa di cura, che ha contato più di 200 casi di trasferimenti nel corso del 2022,  anche in sintonia ad un protocollo che prevede procedure particolareggiate per tali trasporti a tutela dei pazienti e della loro sicurezza. Purtroppo - prosegue la nota - le condizioni di coscienza del paziente, la mancanza di riferimenti familiari che potessero sostituirsi nella espressione dell'indispensabile consenso alle cure, la sua condizione sociale, avrebbero necessitato dell'attivazione dei servizi sociali, che vista l'ora dell'arrivo dello stesso nel tardo pomeriggio non sarebbero stati rintracciabili. Ciononostante la casa di cura sin dalle prime ore del mattino ha preso contatti con il reparto di medicina del Policlinico ove il paziente era ospitato dichiarandosi disponibile al ricovero in ore diurne al fine di attivare le purtroppo necessarie procedure amministrative e fornire la meritata assistenza al paziente che dovendo essere sottoposto ad un intervento chirurgico si importante ma non vitale, prima del suo ingresso in sala operatoria avrebbe dovuto seguire delle procedure medico legali anche per mezzo di un tutore purtroppo necessarie. Da quanto appreso però anche presso lo stesso reparto il paziente avrebbe avuto evidenti difficoltà a prestare il consenso al trasferimento e pertanto nostro malgrado non è stato più possibile ricoverarlo. La struttura - si conclude nella replica - ha comunque attivato una procedura di indagine interna al fine di stabilire se vi siano state incongruenze o inesattezze procedurali nei comportamenti tenuti dal proprio personale e nella loro rappresentazione per iscritto".

Cgil: "Cittadino privato del diritto alla cura nei giusti tempi"

Duro il commento della Fp Cgil Palermo, che si fa sentire con una nota firmata dal segretario generale Giovanni Cammuca, il segretario medici e dirigenti Ssn Domenico Mirabile e la responsabile aziendale medici del Policlinico, Monica Lunetta: "E' un gravissimo atto di discriminazione. Il cittadino era ‘colpevole’ di essere un ‘senza fissa dimora’, un ‘analfabeta’ e per questo respinto dalla clinica. E' una  spia delle nefaste conseguenze della politica, che favorisce le esternalizzazioni, la privatizzazione e la sistematica demolizione del servizio sanitario nazionale, i cui principi di universalità, uguaglianza ed equità vengono così barbaramente umiliati. Il risultato finale è che un paziente, un cittadino, è stato privato del suo inalienabile diritto alla cura, nei giusti tempi e presso l’unità operativa più adeguata alla sua condizione clinica - aggiungono Cammuca, Mirabile e Lunetta -. La Fp Cgil Palermo chiede al presidente della Regione Renato Schifani e all’assessore Giovanna Volo di avviare immediatamente un’indagine per accertare l’esatta dinamica dei fatti e adottare le opportune direttive, perché violazioni così gravi di rango costituzionale non debbano più succedere".

Articolo aggiornato alle 17.54 del 19 gennaio 2023 // inserita la replica della Casa di cura Latteri

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