Venerdì, 30 Luglio 2021
Cronaca

Candida morta col suo bimbo alla clinica Candela, slitta la consegna dell'esito dell'autopsia

I medici legali nominati dalla Procura per chiarire le cause del decesso della donna di 39 anni, avvenuto a gennaio, hanno chiesto una proroga. La relazione dovrebbe essere depositata il mese prossimo. Quattro i medici indagati per omicidio colposo

Candida Giammona, morta assieme al suo secondo figlio subito dopo il parto

Slitta il deposito dell'esito dell'autopsia compiuta sul corpo di Candida Giammona, la mamma di 39 anni morta assieme al bimbo che aveva appena partorito alla clinica Candela, lo scorso 31 gennaio. I medici legali nominati dal procuratore aggiunto Ennio Petrigni e dal sostituto Giorgia Righi hanno infatti chiesto una proporga per consegnare la loro relazione, che dovrebbe arrivare quindi entro il prossimo mese di luglio.

L'esame è ovviamente fondamentale per chiarire la cause del decesso - definito "imprevisto ed imprevedibile" dalla struttura sanitaria - e, dai primissimi accertamenti, non sarebbe emersa la rottura dell'utero di cui si era parlato inizialmente. Gli esperti scelti dalla Procura, Stefania Zerbo, Emiliano Maresi e Antonio Luciani, dovranno chiarire cosa abbia dunque provocato la morte di madre e figlio e, soprattutto, se si possano ravvisare evenutali responsabilità dei medici.

Sono quattro i sanitari indagati, che hanno nominato dei loro consulenti per partecipare all'autospia. La clinica è rappresentata dall'avvocato Sergio Monaco.

Candida Giammona era già madre di una bambina, nata peraltro nella stessa struttura, e non avrebbe avuto alcuna patologia pregressa né la sua gravidanza avrebbe destato preoccupazioni. Tuttavia qualcosa non era andata per il verso giusto e la donna era stata sottoposta ad un parto cesareo d'urgenza, dopo il quale, nel tentativo disperato di salvarla era stata trasportata col neonato al Buccheri La Ferla. Una corsa inutile.

Dalla clinica avevano spiegato che Candida Giammona potrebbe aver avuto una coagulazione intervascolare disseminata (Cid) che avrebbe poi determinato la nascita in sofferenza del bambino. L'avvocato Massimo Cocilovo, consigliere di amministrazione della Candela, aveva sottolineato che "il personale sanitario ha fatto tutto il possibile per salvare la vita della paziente e del neonato, i cui decessi si ritiene siano stati determinati da un evento imprevisto ed imprevedibile e si affida, con piena fiducia, alle verifiche che la magistratura riterrà di fare". 

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