Martedì, 28 Settembre 2021
Cronaca

La morte di Candida e del figlio appena nato alla clinica Candela, 3 medici verso il processo

Chiusa l'inchiesta per l'omicidio colposo della donna di 39 anni, deceduta col suo secondogenito il 31 gennaio. In base all'autopsia, sarebbero stati compiuti degli errori da parte dei sanitari e se il parto cesareo fosse stato eseguito con più velocità le vittime avrebbero potuto salvarsi. Chiesta l'archiviazione per un quarto indagato

Chiusa l'inchiesta per l'omicidio colposo di Candida Giammona, 39 anni, e del figlio che aveva appena partorito alla clinica Candela, lo scorso 31 gennaio. Tre medici adesso rischiano il processo, mentre per un quarto il procuratore aggiunto Ennio Petrigni ed il sostituto Giorgia Righi hanno chiesto l'archiviazione perché non avrebbe responsabilità nell'accaduto.

La decisione dei pubblici ministeri è stata presa alla luce della relazione depositata dai medici legali Stefania Zerbo, Emiliano Maresi e Antonio Luciani, ai quali la Procura ha affidato l'autopsia. In estrema sintesi, secondo la consulenza, se il parto cesareo (che venne eseguito d'urgenza quella notte) fosse stato compiuto prima, madre e figlio avrebbero potuto salvarsi. Inoltre, se la paziente - già mamma di un'altra bimba, nata peraltro nella stessa clinica - dopo le gravi complicazioni fosse stata sottoposta ad un'isterectomia (cioè l'asportazione dell'utero) avrebbe potuto sopravvivere almeno lei.

La gravidanza di Candida Giammona non avrebbe destato alcuna preoccupazione prima di quella sera, tanto che la struttura sanitaria aveva parlato di decesso "imprevisto ed imprevedibile". Qualcosa sarebbe andato storto durante il parto e, dopo un cesareo d'urgenza, la paziente era stata trasportata (inutilmente) al Buccheri La Ferla, nel tentativo di salvare la vita a lei e al neonato.

Gli accertamenti compiuti sulle salme sono stati particolarmente complessi e anche gli indagati hanno nominato dei loro consulenti, pronti a confutare la ricostruzione degli esperti incaricati dalla Procura. Questi ultimi sostengono però che la morte della donna e di suo figlio sarebbe frutto di un errore medico e che se i sanitari che li avevano avuti in cura avessero operato correttamente il peggio avrebbe potuto essere evitato.

Subito dopo la tragedia l'avvocato Massimo Cocilovo, consigliere di amministrazione della casa di cura, aveva spiegato che "il personale sanitario ha fatto tutto il possibile per salvare la vita della paziente e del neonato, i cui decessi si ritiene siano stati determinati da un evento imprevisto ed imprevedibile e si affida, con piena fiducia, alle verifiche che la magistratura riterrà di fare. Siamo partecipi del dolore dei famigliari della signora Candida Giammona per la tragedia che stanno vivendo".

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