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(foto archivio)

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Operato al braccio, per 6 anni convive con un pezzo di vetro dentro: "Chiederemo i danni"

E' la storia di un palermitano di 34 anni che nel 2010 si è provocato una ferita sbattendo contro una porta a vetro. I dolori, poi la scoperta un mese fa. Ora il suo avvocato ha sollecitato un intervento urgente. Dal Civico: "Nuova operazione a giorni"

Per sei anni ha continuato ad accusare dolori al braccio al quale era stato operato, tutto a causa di frammento di vetro rimasto lì anche dopo l’intervento chirurgico. E’ la sventura vissuta da un muratore palermitano di 34 anni che, dopo il sollecito inviato dal suo legale alla direzione del Civico, a giorni tornerà sotto i ferri per l’estrazione del corpo estraneo dall’avambraccio. “E’ assurdo - spiega l’avvocato Salvatore Como - che a distanza di un mese dalla mia prima lettera non si siano attivati per programmare l’operazione con estrema urgenza”. Ma dall’ospedale assicurano: “Ieri l’ultima visita fisiologica, intervento a giorni”.

L’incidente di cui è stato vittima il muratore risale al 14 febbraio 2010. Il 34enne era stato ricoverato per una ferita all’avambraccio sinistro con una lesione dell’arteria brachiale dopo aver sbattuto contro una porta a vetro. “L’intervento nel reparto di chirurgia vascolare - prosegue l’avvocato - è andato bene. Nulla da eccepire. Nel tempo, però, il mio assistito ha avuto problemi e dolori, che ora sono peggiorati, con il rischio che il corpo estraneo potesse creargli una brutta infezione. A ciò va aggiunto la sensazione di scoramento che sta provando il ragazzo, costretto in alcune circostanze a restare a casa senza lavorare”. Il 34enne, nell’arco degli ultimi sei anni, sarebbe tornato più volte in ospedale per farsi visitare, ma - aggiunge l’avvocato - nessuno si sarebbe accorto di nulla.

“Circa un mese fa - spiega Como - è tornato al pronto soccorso e dopo tutte le analisi del caso gli è stato comunicato che avrebbe dovuto operarsi nuovamente. Loro stessi, quindi, si sono resi conto del rischio corso. Ma dopo il mio primo sollecito nessuno si è più fatto sentire, come se stessero cercando il modo migliore per muoversi evitando di attribuire responsabilità a qualcuno del personale ospedaliero. “Abbiamo chiesto - conclude l’avvocato - se fosse necessario andare in altra struttura sanitaria, anche perché la situazione comincia ad aggravarsi probabilmente a causa dell’infezione. Sotto il profilo penale non abbiamo intenzione di querelare nessuno, ma non possiamo esimerci dal fare una richiesta di risarcimento danni in sede civile”.

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