Circo Orfei in piazzale Giotto, il Comune dà l'ok ma è polemica: "Revocare le autorizzazioni"

Si parte il 21 dicembre, chiusura il 26 gennaio. Il consigliere comunale Fabrizio Ferrandelli (+Europa) ha deciso di presentare un atto di diffida: "In quell'area ci sono i capolinea dei bus e numerosi parcheggi. Sbagliato poi sfruttare gli animali..."

No a trapezisti, elefantesse, clown e tigri, i clown. E' polemica per l'arrivo del Circo Orfei a Palermo. A far discutere è la collocazione: dal 21 dicembre al 26 gennaio i tendoni - tra i più grandi d'Europa - troveranno posto in piazzale John Lennon (un tempo chiamato piazzale Giotto). E adesso il consigliere comunale Fabrizio Ferrandelli (+Europa) ha deciso di presentare un atto di diffida e di revoca delle autorizzazioni rilasciate al Circo Darix Orfei per gli spettacoli. La vicenda riguarda la concessione, ritenuta illegittima, per l'occupazione di uno spazio pubblico da parte del circo di Orfei.

“Le motivazioni della diffida – spiega Ferrandelli - riguardano la mobilità di piazzale Giotto in cui sono presenti capolinea Amat ed Ast, oltre a numerosi parcheggi utilizzati dai cittadini, considerata anche la presenza di numerosi uffici pubblici in zona. L’area è anche un importante asset cittadino, non solo per la mobilità, ma anche per la presenza di un centro comunale di raccolta dei rifiuti. In più, la presenza del Circo aumenterebbe l’intensità di ingolfamento di traffico dovuto alla copresenza del “Luna Park”, della Fiera di Natale e persino del mercatino rionale. Questo provvedimento – precisa -  conferma ancora una volta l’assenza di pianificazione e governance sulle politiche della mobilità urbana. 

Infine – conclude Ferrandelli - credo che Palermo debba dire “no” allo sfruttamento e all’utilizzo di animali lanciando un messaggio positivo alle nuove generazioni. Ed è proprio l’amministrazione che dovrebbe farsi carico di tale onere, non rilasciando autorizzazioni a quelle organizzazioni che all’interno dei propri spettacoli prevedano lo sfruttamento degli animali”.

Negli scorsi giorni anche Lorenzo Romano, consigliere dell’ottava circoscrizione, aveva fatto notare: "Si tratta di una zona residenziale e quel parcheggio è tale e non può essere utilizzato per altri scopi. Questo è uno scempio che sembrerebbe non avere fine, che già dal 2007-2008 insieme al presidente del Consiglio Provinciale dell’epoca, Marcello Tricoli, avevamo ripetutamente denunciato. A corredo vi è anche una petizione firmata da quattrocento persone fra residenti ed esercenti commerciali. Quella zona è diventata un ricettacolo di trasgressioni ad ogni codice giuridico, non casualmente la Fiera dei morti ha visto abusivi insediarsi e minacciare le stesse forze dell’ordine”. Poi la conclusione: “Ogni sabato già il mercatino rionale crea problemi di diversa natura, aggiungere problemi su problemi potrebbe surriscaldare gli animi ed è quello che vorremmo scongiurare. I residenti sono esausti, le politiche comunali fin qui non hanno mai tenuto conto di un disagio più volte palesato e noi, come ottava ciroscrizione, non possiamo rimanere indifferenti di fronte all’apatia di chi dovrebbe invece governare al meglio le esigenze della città".

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Preannunciato un ordine del giorno cui farà seguito una nuova petizione a tutela della libera frequentazione di piazzale Giotto, senza il timore di problemi di ordine pubblico "e senza tralasciare il sacrosanto diritto dei residenti al riposo e alla vivibilità della zona”. A far da eco a Romano c'è Marcello Tricoli (già presidente del Consiglio Provinciale di Palermo): “Palermo non può solo porsi il problema della Ztl e della movida in quella zona, in quanto esistono tante ‘movide’, tante forme di ‘invasione’ legalizzata dei propri spazi residenziali e vitali. E le diverse forme di movida meritano lo stesso rispetto da parte dell’amministrazione comunale, perché ogni movida (ovvero “animazione”) ha caratteristiche diverse e ogni movida contempla una casistica infinita di trasgressioni, se va bene al solo codice della strada, diversamente, anche di natura più perniciosa. E, tuttavia, non può passare sotto traccia il disagio nelle sue varie articolazioni di chi abita, di chi lavora, di chi sta male, di chi deve muoversi in quel ‘piazzale della vergogna’. La vergogna di chi lo ha ridotto in questo stato e di chi continua a mantenerlo”

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