Cronaca

Cinisi ancora in zona rossa, i commercianti: "Consegniamo le chiavi delle attività"

L'iniziativa, targata Confesercenti, scatta in occasione della Festa dei lavoratori. L'appello del presidente del presidio territoriale dell'associazione di categoria, Salvatore Maniaci: "Riapriamo e torniamo a vivere, a porte chiuse il commercio muore"

Mentre il governo prende decisioni drastiche per limitare i contagi, i commercianti di Cinisi, Comune in zona rossa dallo scorso 22 aprile, sono al collasso. Per questo in segno di protesta, in occasione della Festa dei lavoratori, hanno deciso di consegnare le chiavi delle proprie attività.

"Cinisi zona rossa - denuncia Confesercenti - significa: parrucchieri, estetiste, barbieri, gioiellieri, negozianti di abbigliamento e calzature con le saracinesche abbassate, e un movimento sconsiderato di gente che si muove per altri innumerevoli motivi. Non saranno le attività di queste categorie ad abbassare la curva. L'unico abbassamento che si registra - continua l'associazione di categoria - è quello degli incassi di piccoli imprenditori che hanno tasse da pagare, affitti da saldare, famiglie da mantenere e dipendenti a cui garantire lo stipendio".

Per combattere il virus, garantire la sicurezza, e rispettare le norme anti Covid, i commercianti hanno dovuto acquistare disinfettanti, guanti, mascherine e visiere. "Abbiamo speso somme improponibili per sanificazioni e schermi divisori. A cosa è servito tutto questo?", si chiedono. Poi l'appello al sindaco, alla sua giunta e ai consiglieri comunali che - precisano - anche se non hanno alcuna responsabilità diretta in questa vicenda sono i nostri primi riferimenti: "Si facciano portavoce, presso gli enti superiori, per ripristinare le condizioni per l'apertura delle nostre". 

"Nel giorno della festa del lavoro - dichiara il presidente del presidio territoriale della Confesercenti Salvatore Maniaci - noi chiediamo aiuto: la dignità di un popolo si misura nel valore che la società dà ai lavoratori, grandi e piccoli, che portano avanti l'economia e il benessere di un paese. Oggi Cinisi può dire che ha perso quella dignità che ci ha sempre contraddistinti come paese dedito ad un commercio piccolo ma capace di muovere l'economia necessaria a una buona qualità della vita. Riapriamo - continua - e torniamo a vivere. È da un anno che - conclude Maniaci - non mostriamo il sorriso ai nostri clienti, adesso neanche gli occhi possono farlo. A porte chiuse il commercio muore!".
 

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