Cronaca Cinisi

"Farei radere al suolo la casa di Badalamenti", polemica a Cinisi per la frase del sindaco

Giangiacomo Palazzolo a un gruppo di studenti di Moncalieri: "Siete venuti a cercare la mafia, a vedere i padrini come allo zoo". Replica Luisa Impastato: "Vengono a vedere i simboli del cambiamento". L'opposizione compatta: "Solidali con l'Istituto Majorana e Libera. Siete i benvenuti"

“La casa di Badalamenti la farei radere al suolo, perché finché c'è la memoria resta il problema”. Siamo a Cinisi, la casa è quella dove viveva il boss Tano Badalamenti, condannato all'ergastolo per l'omicidio di Peppino Impastato del 1978, e a pronunciare queste parole è il primo cittadino, Giangiacomo Palazzolo.

Il sindaco della cittadina alle porte di Palermo si è rivolto così a una scolaresca dell'istituto Majorana di Moncalieri, in viaggio d'istruzione in Sicilia. I ragazzi hanno incontrato Palazzolo protestando per alcune difficoltà nel riuscire a visitare l'edificio dove viveva il boss, una delle tappe del tour organizzato dal liceo piemontese con Libera Sicilia. Dopo avere visitato la casa di Felicia e Peppino Impastato, gli allievi hanno percorso i famosi "cento passi" fino alla casa del boss. Qui però - secondo quanto riporta l'edizione di Torino de La Repubblica -  è scattato un allarme e gli accompagnatori hanno spiegato che era un problema vecchio, "dovuto al mancato intervento del Comune.

"Vi hanno mica fatto fare un giro in Sicilia sperando di vedere la mafia con coppola e lupara?”, ha detto il sindaco ai ragazzi. Poi la frase "incriminata". “I miei studenti che hanno saputo reagire con una indignazione razionalizzata – commenta il preside dell'istituto Majorana e storico, Gianni Oliva – e certe presenze non devono essere una dannazione per la comunità di Cinisi, ma anche solo pensare di radere al suolo la casa di Badalamenti non può esistere. La memoria è fondamentale e per superare una vicenda come quella bisogna conservarne il ricordo e affrontare la questione perché sennò non si risolverà mai”.

Palazzolo però non ci sta e replica: “La mafia è una montagna di merda come diceva Peppino Impastato e io voglio cancellare la sua presenza nel mio paese. Gli studenti di Moncalieri non hanno capito il mio discorso. Sono molto addolorato per quello che è successo. Ho avuto la sensazione di un gruppo di ragazzi poco rispettosi, non solo delle istituzioni in sé, ma anche della persona con cui avevano a che fare. Mi ha lasciato davvero l'amaro in bocca questa vicenda e pensavo di scrivere una lettera al preside di questa scuola - aggiunge - . Forse ho sbagliato i toni e la pretesa che dei liceali capissero la mia idea. Un certo tipo di memoria io non lo sopporto e vorrei che dove c'era la casa di Badalamenti, un personaggio schifoso per la mia città, non ci fosse più nulla. Guai a ritenere però che il mio atteggiamento sia negazionista o che io voglia nascondere il fenomeno mafioso. Non bisogna generalizzare - conclude - però mi è capitato anche altre volte che alcuni di questi giovani venissero qui con la supponenza di trovare il sindaco mafioso e pensassero di visitare una città dove vedere i padrini come fossero allo zoo. A me questo non sta bene e per questo dovrebbero chiedere scusa a me e a tutti gli abitanti di Cinisi".

"I ragazzi che vengono a visitare i luoghi della memoria   - commenta Luisa Impastato, presidente di Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato - non cercano la mafia, così come sostiene il sindaco ma al contrario a Cinisi vengono a vedere i simboli della resistenza alla mafia, del cambiamento". Luisa Impastato, nipote di Peppino, di giovani provenienti da tutta Italia ne ha conosciuti molti, parla quindi con cognizione di causa. Ha incontrato la scolaresca di Moncalieri subito dopo il confronto-scontro tra quest'ultima e il primo cittadino Palazzolo: "Erano sconvolti per l'accoglienza ricevuta - racconta a PalermoToday - proprio perchè sono venuti a Cinisi con l'intenzione opposta rispetto a quella per cui sono stati 'accusati' dal sindaco. Non cercavano i mafiosi al bar". 

A prendere le distanze in modo compatto dalle dichiarazini fatte da Giangiacomo Palazzolo sono tutte le forze di opposizione. I consiglieri comunali del Partito Democratico, Salvatore Catalano, Vera Abbate e Caterina Palazzolo definiscono le sue parole "inopportune". "Ha detto 'gli studenti di Moncalieri non hanno rispetto della Sicilia' - spiegano i consiglieri - e questo ci lascia davvero mortificati. Noi invece condividiamo le parole di Gianni Oliva, preside dell’istituto Majorana di Moncalieri. Agli studenti, ai docenti dell’Istituto Majorana di Moncalieri e all’Associazione Libera va tutta la nostra solidarietà”.

"E’ inaccettabile che un'istituzione come il sindaco rilasci dichiarazioni di questo genere - commenta Conny Impastato del movimento civico “La RI Generazione” - non si può denigrare così la memoria di Peppino Impastato e di tutte le vittime di mafia, nonché snobbare il lavoro di tutte quelle associazioni, come Libera di don Luigi Ciotti, che si battono per tenere viva la memoria su questi fatti. Il problema, caro sindaco, non è la memoria. Ricordare è importante, per trasmettere alle generazioni future e realizzare quella rivoluzione culturale che costituisce il mezzo per sconfiggere la mafia e la mentalità mafiosa. Esprimiamo la nostra solidarietà ai ragazzi della scuola di Moncalieri, chiarendo che è falso che a Cinisi non siete i benvenuti, il sindaco parla, forse, a titolo personale. A Cinisi sono i benvenuti tutti coloro che vogliono venire per fare crescere la nostra comunità e, tramite il confronto e la testimonianza, ricordare Peppino Impastato e il suo esempio. Chiederemo al sindaco di venire a riferire in Consiglio comunale per chiarire la sua posizione".

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