Cimitero degli orrori a San Martino, in 25 rischiano il processo: "Complicità al Comune e all'Asp"

Chiusa l'inchiesta che nel 2018 aveva portato a 4 arresti: nel camposanto decine di tombe sarebbero state profanate e i resti dei defunti distrutti e dispersi. Lo scopo? Creare nuovi spazi e venderli. Indagati anche l'ex sindaco di Monreale, funzionari pubblici e medici

Il frame di un'intercettazione

Avrebbero distrutto decine bare a colpi di pala, profanato tombe e buttato i resti di moltissimi di defunti, arrivando persino ad urinare sulle sepolture. Il tutto per liberare posti all'interno del cimitero dei Benedettini di San Martino delle Scale e rivenderli. Avrebbero fatto persino la cresta sulle somme versate dalle famiglie per le luci votive. Non a caso i carabinieri, a maggio del 2018, quando scattarono quattro arresti, avevano chiamato l'operazione "Cimitero degli orrori": adesso 25 persone, alle quali il procuratore aggiunto Ennio Petrigni ed il sostituto Alfredo Gagliardi hanno appena notificato l'avviso di conclusione delle indagini, rischiano il processo. E proprio dal provvedimento ora vengono fuori anche presunte complicità ed irregolarità negli uffici comunali e all'Asp: risulta indagato, infatti, anche l'ex sindaco di Monreale, Pietro Capizzi.

Profanati e distrutti i resti di decine di defunti

L'inchiesta suscitò un clamore enorme anche perché, come documentato dai video girati dagli investigatori - che si calavano di notte nelle cappelle gentilizie per verificare ciò che gli indagati avrebbero fatto - le salme distrutte e disperse sarebbero state decine. Il Ris fu incaricato dalla Procura di identificarle, ma dovette arrendersi e, di fatto, sarà impossibile per tanti resti saccheggiati o murati oppure gettati nelle aree vicine al cimitero capire a chi appartenessero.

Le presunte complicità al Comune e all'Asp

Secondo l'accusa, sarebbe stato Giovanni Messina, che gestiva il cimitero con diversi suoi parenti ed una cooperativa che porta il suo nome, a organizzare la presunta truffa e a fare il bello e il cattivo tempo nel camposanto, senza il minimo rispetto per i morti. Ma proseguendo nelle indagini sarebbero state accertate responsabilità amministrative: l'ex sindaco, dirigenti e funzionari del Comune, così come responsabili dell'Asp - nonostante le numerose segnalazioni arrivate nel tempo sugli strani movimenti all'interno del cimitero - non avrebbero vigilato e fatto nulla per impedire lo scempio.

I nomi dei 25 che rischiano il processo

L'avviso di conclusione delle indagini è stato notificato, oltre che a Capizzi e a Giovanni Messina, anche alla moglie, Erminia Morbini, al figlio, Salvatore Messina, detto "Salvo, 26 anni, e al suo omonino, soprannominato invece "Salvuccio", di 40, nipote di Giovanni Messina, ad un'altra nipote, Rosalia Vitranon, e ad un'altra figlia, Gioacchina Messina, all'operaio Antonino Campanella, a Salvatore Messina detto "Nasone", 41 anni, a Luigi Messina, Benedetto Messina, Salvatore Cesare Messina, Michele Musumeci, all'ex dirigente dell'ufficio tecnico del Comune e responsabile dei Servizi cimiteriali, Maurizio Busacca, al funzionario tecnico dell'Edilizia privata del Comune, Salvatore Palazzo, all'impiegata comunale Maria Pia Cappello, al funzionario amministrativo del Comune, Salvatore Ganci, alle funzionarie di Stato civile Rosa Turdo, Giuseppa Salamone, Rosalia Marchese e Cristina Russo, al coordinatore sanitario e dirigente dell'Asp 6, Ernesto Martino D'Agostino, e ai medici dell'Asp Michele Amato, Salvatore Ciofalo e Francesco Paolo Sutera.

Tasse evase e timbri falsi

A Giovanni Messina viene contestato anche di aver evaso l'Irpef per gli anni dal 2010 al 2012, perché non avrebbe versato al fisco quasi 240 mila euro. Assieme alla moglie, poi, avrebbe anche falsificato decine di verbali si estumulazione o esumazione, utilizzando la carta intestata ed i timbri dell'Asp.

Le accuse all'ex sindaco e ai dipendenti comunali

Per la Procura, l'ex sindaco sarebbe stato a conoscenza dell'andazzo, che nel tempo sarebbe stato segnalato peraltro anche da diversi consiglieri comunali, ma - tra il 2014 ed il 2018 - non avrebbe fatto nulla. Anche Busacca avrebbe omesso di vigilare e, dopo il blitz dei carabinieri, avrebbe persino attestato il falso in una nota protocollata: il 16 luglio del 2018, infatti, avrebbe affermato che "non risulta presentata a questo ufficio alcuna documentazione amministrativa e/o tecnica", relativa al cimitero di San Martino delle Scale. Assieme a Ganci avrebbe poi attestato il falso anche in un'altra nota, del 2 ottobre 2018, sostenendo che "il Comune si occupa delle tumulazioni delle salme appartenenti ai cimiteri di Monreale e Grisì", omettendo dunque quello di San Martino. Palazzo e Cappello sono accusati dello stesso reato, perché in una nota del 17 marzo 2016 avrebbero sostenuto che "questa Sezione non ha competenze specifiche per ciò che concerne il cimitero di San Martino delle Scale".

Le funzionarie dello Stato civile avrebbero poi commesso tutta una serie di abusi d'ufficio, autorizzando illecitamente il trasporto di numerose salme e senza far neppure versare le somme dovute al Comune, tra il 2015 ed il 2017.

"L'Asp non ha vigilato"

Neppure D'Agostino, secondo gli inquirenti, avrebbe compiuto alcuna vigilanza per conto dell'Asp nel cimitero, tra il 2013 ed il 2018. I medici necroscopi, invece, avrebbero attestato falsamente di aver accertato il decesso di diverse persone senza in realtà averne mai visto le salme, tra il 2015 ed il 2017.

Il comitato spontaneo delle famiglie dei defunti

La conclusione dell'inchiesta è stata accolta con grande soddisfazione dal comitato delle famiglie dei defunti, nato spontaneamente dopo gli arresti e presieduto da Nicola Arduino, che attendono da tempo venga fatta giustizia per i loro cari.

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