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Il cimitero di Monreale nelle riprese del Tgr Sicilia

Il cimitero di Monreale nelle riprese del Tgr Sicilia

Monreale, il cimitero dei trucchi: dalle bottiglie di Marsala ai finti parenti per vendere la tomba

I retroscena dell'inchiesta che è stata appena chiusa dalla Procura e che coinvolge 27 persone. I medici dell'Asp avrebbero accettato soldi ma anche colombe artigianali e olio per rilasciare falsi certificati di morte

Sarebbero arrivati a fingersi parenti di perfetti sconosciuti pur di vendere - senza alcuna autorizzazione - una sepoltura nelle loro cappelle gentilizie, intascando così anche dodicimila euro. Ma nel cimitero di Monreale, tra il 2015 ed il 2018, di cose false, secondo la Procura, ce ne sarebbero state anche parecchie altre: falsi certificati di morte (circa una quindicina), rilasciati in cambio di 50 euro, o molto più modestamento, di bottiglie di "olio nuovo" e di "Marsala alle fragole", persino di una colomba artigianale, ma anche falsi verbali di estumulazione (almeno 43). Trucchi che sarebbero serviti, per aggirare la cronica carenza di loculi, ma soprattutto ad farsi un po' di soldi speculando sui defunti.

Sono alcuni degli aspetti che emergono dall'inchiesta coordinata dal procuratore aggiunto Sergio Demontis e dal sostituto Giorgia Spiri che, già avviata cinque anni fa, è stata però chiusa in pochi mesi da quando i due magistrati l'hanno presa in mano. Gli avvisi sono stati notificati a 27 persone. 

I verbali di estumulazione

Il medico dell'Asp Ernesto D'Agostino, da coordinatore sanitario nel cimitero di Monreale, e il collega Giovanni Ruggieri, assieme a Giuseppe Venturella, custode del camposanto, ai necofori del Comune, Luigi Teodosio e Pietro Basile, nonché a Salvatore Ganci, addetto ai serivizi cimiteriali, avrebbero redatto almeno 43 verbali di estumulazione ritenuti falsi dagli inquirenti: i due medici, infatti, non sarebbero stati realmente presenti al momento delle operazioni, ma avrebbero semplicemente firmato le carte successivamente.

I 10 mila euro per due tombe

Il custode, inoltre, avrebbe anche promesso due loculi ad altrettante donne in una cappella gentilizia. Sepolture che per legge possono essere assegnate soltanto a parenti dei proprietari. Il primo febbraio 2010, per l'accusa, Venturella avrebbe fatto firmare un documento alle due, indicando poi che le tombe sarebbero state tra quelle della "Confraternita Pia Società Mortuaria" e si sarebbe fatto consegnare complessivamente diecimila euro in sette rate. Ma il custode avrebbe anche intascato indebitamente dalle due persone 96 euro all'anno (fino a marzo scorso) per l'iscrizione all'associazione "Pia Società Mortuaria".

Il trasferimento dei defunti gratis

Venturella, per la Procura, avrebbe anche procurato un altro danno al Comune di Monreale, perché in almeno sei casi non avrebbe fatto pagare i 150 euro dovuti per l'estumulazione delle salme, che sarebbero avvenute peraltro senza rispettare le procedure amministrative.

I falsi certificati di morte

Durante le indagini, i carabinieri hanno anche scoperto un giro di falsi certificati di morte che sarebbero stati sottorscritti dai medici dell'Asp Francesco Paolo Sutera e Salvatore Ciofalo, senza però realmente vedere le salme e, in due casi, dichiarando anche che le persone erano morte in posti diversi rispetto a quelli veri. Operazioni che i due indagati avrebbero fatto a titolo di favore a Salvatore Marchese, titolare di un'impresa di pompe funebri di Monreale. Lui li avrebbe poi ricambiati con 50 euro a certificato, ma anche offrendo piccoli regali, come le bottiglie di "olio nuovo", di "marsala alle fragole" e la colomba artigianale.

Le false parentele per avere un loculo

Marchese, in base alla ricostruzione dell'accusa, avrebbe però anche rilasciato false dichiarazioni sostitutive in cui attestava la sua parentela con diversi defunti al fine di farli tumulare nella cappella gentilizia di sua proprietà, curando anche il funerale ed intascando - per tutto il servizio - di volta in volta somme tra i tremila ed i diecimila euro. Lo stesso tipo di trucco sarebbe stato usato da altri indagati, tra cui Vincenzo Nicolosi, Giorgio Rincione, Giuseppe Maniscalco e Antonino La Mantia, proprietari di cappelle gentilizie: anche loro, per gli inquirenti, avrebbero così cosentito la sepoltura di diverse persone, intascando soldi al posto del Comune di Monreale.

Le cappelle gentilizie allargate

L'affare delle tombe ai finti parenti sarebbe stato peraltro così remunerativo che alcuni degli indagati avrebbero, senza alcun permesso edilizio, allargato le loro cappelle gentilizie, aggiungendo altre sepolture per accogliere un maggior numero di defunti.

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