Scandalo Ciapi, condanna definitiva per l'ex assessore Gentile: dovrà pagare 250 mila euro

La Cassazione respinge il ricorso del politico e conferma la decisione delle Corte dei Conti. Il politico era stato assolto nel processo penale, ma i giudici hanno ritenuto comunque sussistente il danno erariale provocato alla Regione

L'ex assessore regionale, Luigi Gentile

Condanna definitiva per l'ex assessore regionale all'Istruzione e alla formazione professionale, Luigi Gentile: dovrà versare poco più di 252 mila euro proprio alla Regione, per il danno erariale provocato in seguito alla scandalo sul Ciapi. A stabilirlo è la Cassazione civile, a Sezioni unite, che ha giudicato inammissibile il ricorso presentato dal politico.

Gentile era stato uno dei pochi assolti nel processo penale, in cui era imputato tra l'altro con il manager della pubblicità Fausto Giacchetto. Inizialmente anche il procedimento avviato dalla Corte dei Conti siciliana, in relazione a presunte irregolarità nel progetto Consulenza orientamento apprendistato (Coorap), si era concluso con una prescrizione per l'ex assessore, che si era dimesso dal Comitato tecnico scientifico dell'iniziativa a febbraio del 2008. Poi, però, questo scoglio è stato superato dai giudici contabili: in primo grado Gentile era stato così condannato a pagare 340.191,03 euro alla Regione, ridotti poi in appello, ad agosto di due anni fa, a 252.020,64 euro.

La Corte dei Conti aveva rilevato delle "irregolarità nel finanziamento stanziato dalla Regione al Ciapi per la realizzazione, con fondi 2000-2006, del progetto Coorap, imputabili anche alle attività gravemente colpose dei componenti del Comitato tecnico scientifico", tra cui Gentile. Secondo i giudici, il Cts "aveva approvato gli atti più significativi" relativi al progetto, e anche "l'autorizzazione a tutte le attività progettuali implicanti spese, di contro a riscontri generici e sommari della rispondenza di quanto approvato con le prescrizioni progettuali e le finalità pubbliche e della funzione sostanzialmente esecutiva che il Ciapi aveva assunto".

La sentenza contabile di appello aveva stabilito che "nonostante l'assoluzione di Gentile da parte del tribunale penale di Palermo il 17 ottobre del 2016, l'autonomia dei due giudizi consentiva il pieno accertamento dell'illecito contabile anche per i medesimi fatti". E secondo i giudici il Cts aveva operato "come un vero organo di gestione del progetto, con accertate irregolarità nel reclutamento del personale, l'assegnazione di consulenze e contratti, le procedure di forniture di beni e servizi, attività in cui era determinante il relativo intervento già secondo gli atti di istituzione e approvazione, tra cui spiccava, in fatto, la doppia posizione dell'unico presidente di entrambi gli organismi, Ciapi e Cts, il primo con ruolo passivo rispetto alle determinazioni del secondo".

E poi "era conclusivamente provato il nesso causale tra la condotta di Gentile in seno al Cts e gli addebiti connessi all'assunzione di personale (in eccesso rispetto alle esigenze, privo di specializzazione), nonché agli incarichi di consulenza e stipula di contratti di lavoro occasionali (senza verifica delle professionalità dei soggetti ingaggiati e talora nemmeno previsti nel progetto)". Un verdetto che la Cassazione adesso ha giudicato totalmente legittimo e, respingendo il ricorso dell'ex assessore regionale, ha reso anche definitiva la condanna a pagare il danno erariale alla Regione.

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