Cronaca Partanna-Mondello

Sfratto rinviato al 19 agosto per il "Baretto", l'Italo-Belga: "Gestori senza contratto e morosi da anni"

Stamattina una protesta davanti allo storico locale di Mondello e l'opposizione al provvedimento del titolare, Vincenzo Schillaci. Sarà necessario intervenire con la forza pubblica. In virtù di una sentenza definitiva deve restituire il chiosco, l'attività e le attrezzature. La società: "I giudici ci hanno dato ragione, troppe dichiarazioni fuorvianti"

Il Baretto di Mondello verso lo sfratto

Stamattina, in virtù di una sentenza definitiva, Vincenzo Schillaci - che con la sua famiglia gestisce il "Baretto" di Mondello dal 1957 - avrebbe dovuto lasciare lo storico chiosco e consegnare l'azienda e le attrezzature all'Italo-Belga. All'arrivo dell'ufficiale giudiziario, però, si è opposto, assieme anche a un gruppo di cittadini che chiedono di salvare la gelateria che da oltre sei decenni ha accompagnato le estati dei palermitani. Sarà dunque necessario intervenire con la "forza pubblica" e lo sfratto è stato per questo rinviato al 19 agosto.

Una storia complessa, che nasce da un lungo contenzioso giudiziario, ma che in realtà - a dispetto delle apparenze - è invece molto semplice: nel 2010 l'Italo-Belga non ha rinnovato il contratto d'affitto a Schillaci, che tuttavia è rimasto al suo posto nel chiosco. La società ha quindi avviato una causa per sfrattarlo e l'ha vinta in tutti i gradi di giudizio e la sentenza è persino passata in giudicato. Nel frattempo, però, il gestore del "Baretto", come lui stesso ha raccontato a PalermoToday, non ha pagato l'affitto tra il 2010 ed il 2015, anno in cui aveva ottenuto una concessione dal Comune, al quale avrebbe quindi versato i canoni successivi, senza che gli venissero mai chiesti eventuali arretrati.

Stamattina Schillaci ha però dichiarato di essere vittima di "un sopruso" e l'assessore al Patrimonio, Toni Sala, ha spiegato che il Comune ha chiesto una sospensiva della decisione della Corte d'Appello che ha estromesso l'Amministrazione che voleva entrare nella causa (già chiusa). I giudici, in soldoni, hanno stabilito che il Comune non abbia titoli per intervenire in un contenzioso tra privati. Palazzo delle Aquile ha proposto ricorso in Cassazione contro questo verdetto. Le possibilità di accoglimento e i tempi sono incerti.

Finora l'Italo-Belga ha deciso di mantenere un profilo basso e di lasciar parlare gli atti giudiziari, limitandosi a dare corso alle sentenze, ritenendo che la questione debba essere affrontata nelle sedi opportune. Adesso, però, anche alla luce di una serie di dichiarazioni di Schillaci e del messaggio che sta passando nell'opinione pubblica (per via di molte inesattezze e pure della ormai consueta semplificazione da social network), ha deciso di dire la sua.

"Pensiamo di poter dire che oggi si sia consumata la sconfitta di tutti. La sconfitta del diritto, del buonsenso, della ragionevolezza, della conoscenza dei fatti, dell'autonomia dei ruoli e, soprattutto del lavoro", inizia così la nota della società. E poi continua: "Ascoltando le continue fuorivianti dichiarazioni, anche quella della mancata consegna per asserita difformità e non, come in realtà è, per mancanza di forza pubblica, confermiamo che sarebbe stato meglio che a parlare fossero stati soltanto i giudici e le sentenze, che in questo caso hanno deciso esclusivamente su un rapporto contrattuale tra due soggetti privati, in cui una parte, è doveroso dirlo, non ha ottemperato alle proprie obbligazioni economiche, come peraltro sembra voglia continuare a fare".

"Indipendentemente dalla storicità della attività - sottolinea l'Italo-Belga - che nessuno vuole mettere in discussione, è difficile comprendere come si possa continuare ad agitare gli animi adombrando presunte 'condizioni' a favore e, contemporaneamente, insistere nel 'dimenticare' quello che si qualifica, in questo e in qualunque rapporto contrattuale tra operatori economici, semplicemente come un 'debito', adottando manovre elusive già censurate da ulteriori decisioni dei tribunali, spossessandosi del patrimonio personale e, soprattutto, sconfessando la propria intenzione di far scorrere tutto con tranquillità". Tradotto: per non pagare il "debito", secondo la società, Schillaci si sarebbe spogliato dei suoi beni e, anche se in un primo momento avrebbe affermato che avrebbe lasciato l'attività senza problemi, come stabilito dalla sentenza, stamattina si è invece opposto.

La conclusione dell'Italo-Belga: "Il debitore, storico sì, confondendo date e provvedimenti, ha tenuto sempre un rapporto contrattuale con la società per poi ritenere opportuno 'affidarsi' diversamente. L'Italo-Belga, accettendo la condizione di morosità, pur non registrando mai alcun atto di prontezza, ha consentito che lo stesso continuasse a svolgere le proprie attività senza riscuotere il dovuto per più anni. Il debito, legittimato, oggi è consistente e chiunque lo reclamerebbe. Rimangono immutate in ogni caso di riqualificazione dei luoghi, attraverso progetti condivisi con gli obiettivi di programmazione urbanistica dell'Amministrazione, di cura paesaggistica, di sistemazione del verde, per restituire l'agognato nuovo decoro del lungomare".

Insomma, non solo Schillaci - sempre per come hanno stabilito dei giudici - dovrà lasciare il chiosco, ma nei piani della società ci sono anche dei lavori di ristrutturazione, segno che il "Baretto" non chiuderà ma sarà evidentemente affidato a qualcun altro. Quali esiti giudiziari possa avere la sospensiva richiesta dal Comune è difficile capirlo, ma alla luce della ricostruzione fornita dall'Italo-Belga la soluzione non sembra essere questa.

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