Lunedì, 26 Luglio 2021
Cronaca

Il centro Cor chiude i battenti, le famiglie dei disabili: "I nostri figli sfrattati"

La convenzione tra l'Asp e l'Opera Pia cardinale Ruffini nel 2018 non sarà rinnovata con la conseguente cessazione delle attività. L'associazione genitori, familiari e amici degli utenti che frequentano la struttura riabilitativa: "Macellazione dei diritti sull’altare del dio denaro"

Protesta dei lavoratori e degli utenti dell'Opera Pia Ruffini

Le porte del centro diurno riabilitativo Cor nel 2018 resteranno chiuse. Quella che fino a qualche settimana fa era una possibilità è diventata una certezza. L’Asp, come richiesto dall’Opera Pia Cardinale Ernesto Ruffini, di cui la struttura fa parte, ha operato la risoluzione della convenzione in essere. E' scritto nero su bianco nel verbale dell'incontro avvenuto giovedì scorso tra l'Opera Pia, le organizzazioni sindacali e le Rsu: dal 1 gennaio l’attività del Cor cesserà. Immediata la reazione dell’associazione genitori, familiari e amici degli utenti che frequentano il centro che con una lettera aperta ha chiesto di conoscere le motivazioni che hanno spinto alla risoluzione della convenzione, alle autorità competenti di non permettere la chiusura della struttura ed ha invitato le altre associazioni presenti sul territorio e sensibili al tema della difesa dei diritti delle persone diversamente abili a unirsi a loro per la difesa e il rispetto delle leggi che tutelano chi non ha voce per difendersi da solo. 

"La legge italiana, in materia di disabilità - si legge nella lettera scritta dall'associazione - sancisce il diritto alla scelta dei servizi ritenuti più idonei e proprio per questo diritto le famiglie, che sanno che su tutto il territorio non esiste un altro centro qualitativamente simile e convenzionato con i soldi dei contribuenti, avevano scelto il Cor che offriva il servizio a cui affidare i propri cari per un po’ di ore al giorno e dove, peraltro, si effettuava un servizio riabilitativo globale e cioè fisico, psichico e sociale. Adesso questo diritto viene meno perché qualcuno, Asp o Opera Pia, ha deciso di chiudere il centro e di sfrattare i disabili macellandone i diritti sull’altare della politica economicista, il regno del denaro, che tende alla ricerca assoluta del profitto e che riduce l'uomo ad una dimensione materialistica, che sacralizza la proprietà privata elevandola sopra ogni altro diritto, la pretesa di voler poter comprare e vendere qualsiasi cosa ovunque, anche gli esseri umani. Bravi tutti!!! Tutto questo accade in una Palermo capitale della cultura".

Il centro vanta un ambiente pulito e confortevole e del personale qualificato e amorevole ed è un aiuto concreto per le famiglie con figli diversamente abili. I ragazzi trascorrevano lì mezza giornata e seguivano un percorso riabilitativo e di inclusione globale che aveva dato ottimi risultati. "Con la chiusura - conclude la lettera - tutto il lavoro fatto negli anni rischia di andare perduto, perché stiamo parlando di persone dall’animo fragile che a fatica avevano raggiunto equilibri che adesso la decisione dell’Asp di Palermo e del Cda dell’Opera Pia cardinale E. Ruffini danneggeranno provocando sicuramente danno alle famiglie dei ragazzi. Un danno economico, morale e alla salute".

Nel verbale dell'incontro l'Opcer conferma l'avvio della procedura di licenziamento collettivo avviata per 42 lavoratori dipendenti all'interno dell'organico aziendale, risultato in esubero rispetto alle esigenze tecniche, organizzative e produttive dell'ente e ribadisce le motivazioni economiche che la legittimano: l'Opera Pia ha un debito di 2,5 milioni e non paga gli stipendi da 13 mesi. 

Ma le brutte notizie non finiscono qui: nel verbale l'Opcer comunica di avere cessato il servizio all'asilo nido Pesciolino Nemo, di aver invitato il comune a trasferire gli anziani della Casa albergo villaggio dell'ospitalità in altre strutture, di aver comunicato alla Prefettura di non voler prorogare la convenzione per la gestione del servizio di accoglienza migranti.

Per provare a scongiurare i licenziamenti e l'interruzione dei servizi il movimento Siciliani liberi ha scritto una lettera al Papa: "Ci rivolgiamo a lei, Sua Santità - continua la lettera - considerato anche il totale disinteresse della politica siciliana che ha abbandonato, nel corso del tempo, al loro destino un sempre più alto numero di uomini, donne e bambini sempre più bisognosi di attenzione in una regione dove la disoccupazione, sempre più crescente, la fa da padrona. Siamo speranzosi che Sua Santità accolga il nostro grido d'aiuto e intervenga a difesa di lavoratori, famiglie e persone indifese e deboli laddove sembra non poter esserci ascolto e compassione". 

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