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Ask, fine di un'era: struttura di viale Strasburgo "regalata" all'ex Gesip

Lo storico centro sociale finisce in mano alla Reset. La decisione è stata presa dal settore Valorizzazione risorse patrimoniali del Comune

Addio ufficiale all'Ask, storico centro sociale cittadino. La struttura di viale Strasburgo, confiscata alla mafia, è stata assegnata alla Reset Spa, l'ex Gesip. La decisione è stata presa dal settore Valorizzazione risorse patrimoniali del Comune, in risposta a un'interrogazione presentata dal consigliere della sesta circoscrizione Alessandro Re.

L'Ask 191, chiamato così proprio perché si trova al civico 191 di viale Strasburgo, è stato per tanti anni occupato da giovani attivisti, e nel corso dell'ultimo decennio ha ospitato concerti e manifestazioni, fino a diventare anche uno spazio creativo per gli artisti precari palermitani e una sala prove popolare per i giovani gruppi emergenti, oltre che un'area espositiva. Un anno fa l'irruzione delle forze dell'ordine. Poliziotti e carabinieri perlustrarono i locali a caccia di stupefacenti, trovando sul pavimento due dosi, una di cocaina e una di marijuana, mentre i tecnici dell'Enel riscontrarono la presenza di un allaccio abusivo all'energia elettrica.

Adesso la struttura passa alla Reset, come rivelato dal consigliere della sesta circoscrizione Alessandro Re. Da definire le modalità d'uso. "Si tratta di una scelta amministrativa che lascia perplessi - spiega Re - poiché non si comprende come la società partecipata possa trarre giovamento, se non dopo lungo tempo e impiego di ingenti risorse economiche, di un bene non certo in stato idoneo per le esigenze aziendali. Sarebbe stato, forse, più opportuno inserire l'immobile in uno dei tanti progetti portati avanti dall'Amministrazione volti ad incentivare l'affido e la gestione dei beni confiscati da parte delle associazioni e delle realtà sane operanti sul territorio, che avrebbero potuto trovare forme più originali e varie di utilizzo. Le aspettative su questo immobile erano molte da parte dei residenti -conclude Re - e rischiano di restare frustrate, auspichiamo che il Patrimonio possa rivedere le proprie scelte nell'interesse della collettività".

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