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Riccardo Savona di fianco a Gianfranco Miccichè

Riccardo Savona di fianco a Gianfranco Miccichè

Truffa sui fondi della formazione, chiesto il rinvio a giudizio per l’onorevole Savona

Il gup deciderà a febbraio se mandare a processo il deputato regionale di Forza Italia nonché presidente della commissione Bilancio all'Ars, la moglie, la figlia e i legali rappresentanti di alcune coop. Dalle indagini è emersa una potenziale truffa da 900 mila euro

La Procura ha chiesto il rinvio a giudizio dell’onorevole Riccardo Savona per l’inchiesta che avrebbe svelato una truffa da quasi un milione di euro nel settore della formazione professionale. Insieme al deputato regionale di Forza Italia rischiano il processo anche la moglie Maria Cristina Bertazzo, la figlia Simona, Giuseppe Castronovo (legale rappresentante dell’associazione Prosam), Nicola Ingrassia (legale rappresentante della cooperativa Palermo 2000), Sergio Piscitello (legale rappresentante della coop La Fenice) e Michele Cimino.

Secondo quanto ricostruito dalla guardia di finanza e poi contestato dalla Procura l’onorevole, oggi presidente della commissione Bilancio all’Ars, "avrebbe approfittato del ruolo politico, individuando i progetti ai quali partecipare e i soggetti che ne avrebbero preso parte, scelti fra i suoi potenziali elettori". L’obiettivo sarebbe stato quello di creare corsi poi risultati fantasma, giustificati con pezze d’appoggio contabili fasulle, per distorcere parte delle somme e spenderle per finalità diverse dalla formazione professionale.

L'analisi della documentazione acquisita presso vari assessorati regionali, insieme ai riscontri sul territorio e all’audizione di oltre 50 soggetti a vario titolo coinvolti nella realizzazione di progetti, ha messo in luce "l’esistenza di un’articolata associazione che avrebbe frodato il bilancio regionale e comunitario attraverso un reiterato modus operandi posto in essere attraverso l’utilizzo di documenti falsi, furti di identità ed emissione di fatture per operazioni inesistenti, avente come unica finalità quella di bypassare i controlli degli enti pubblici per l’ottenimento del contributo economico". 

Grazie alla sua posizione il deputato di Forza Italia sarebbe inoltre venuto a conoscenza in anticipo di informazioni utili rispetto alla pubblicazione dei bandi regionali. I finanzieri avrebbero scoperto che i finanziamenti pubblici sarebbero stati spesi in realtà per pagare "soggetti che a vario titolo gravitano occasionalmente o stabilmente nell’orbita di Savona". Gente che collaborava con l’onorevole nella sua segreteria politica, nei Caf di Palermo, Castelbuono e Bagheria, o nei banchi alimentari "sponsorizzati" dall'onorevole.

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