Si ribella al pizzo dopo 17 anni di soprusi: confermata condanna per estorsore

I giudici della Corte d’Appello hanno deciso: 10 anni di carcere per Andrea Di Matteo. La vittima è il titolare di una cava di Altofonte. Tra i presunti aguzzini dell’imprenditore c’erano quelli che una volta erano stati suoi amici d’infanzia

Le immagini riprese dalle telecamere, piazzate dai carabinieri nell'ufficio dell'imprenditore che ha denunciato, mostrano il ritiro del denaro contante da parte di Salvatore La Barbera, emissario del boss Salvatore Raccuglia

Confermata la condanna a dieci anni di carcere per Andrea Di Matteo, accusato di aver chiesto il pizzo al titolare di una cava di Altofonte, Giovanni Sala, che dopo 17 anni di soprusi e di pagamenti aveva deciso di ribellarsi e l’aveva fatto arrestare assieme ad altri tre. Tra i presunti aguzzini dell’imprenditore c’erano anche quelli che una volta erano stati suoi amici d’infanzia.

I giudici della Corte d’Appello hanno anche confermato il risarcimento concesso alla vittima, ad Addiopizzo, al Centro Pio La Torre e al Comune di Altofonte, che si sono costituiti parte civile con l’assistenza degli avvocati Salvatore Caradonna, Marcello Gemelli, Ettore Barcellona, Francesco Cutraro ed Ignazio Fiore.

Gli altri tre imputati, il boss di Altofonte, Salvatore Raccuglia, Salvatore La Barbera e Giuseppe Serbino sono stati processati con l’abbreviato e per loro le condanne sono state confermate in appello l’estate scorsa. 

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Sala aveva denunciato ai carabinieri come dal 2000 al 2017 sarebbe stato costretto a pagare il dazio a Cosa nostra. I militari avevano così deciso di tendere una trappola agli esattori del pizzo, piazzando delle telecamere per filmare la consegna del denaro. Prova che aveva fatto scattare gli arresti nell’ambito dell’operazione “Happy holidays”, a maggio di tre anni fa.
 

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