Mercoledì, 23 Giugno 2021
Cronaca Politeama / Piazza Castelnuovo

Giovani e donne a rischio si danno all'agricoltura, parte "Chi semina racconta"

Il progetto si svolgerà nel centro Di Matteo, sottratto al boss Brusca e intitolato al piccolo Giuseppe. Per 18 mesi saranno coinvolti 10 donne disoccupate e fino a 90 ragazzi affetti da sindrome di Down, giovani autori di reati o ospiti di case-famiglie

Un momento della conferenza stampa - foto Bonfardino

Favorire l'integrazione sociale e il lavoro di giovani e donne a rischio marginalità, sostenere una buona prassi del welfare, contribuire alla valorizzazione dei beni confiscati e promuovere il valore della legalità. Sono questi gli obiettivi di "Chi semina racconta - Storie e percorsi di inclusione e agricoltura sociale", il progetto - presentato oggi in conferenza stampa nella nuova sede di Libera - finanziato dalla presidenza del Consiglio dei Ministri e realizzato dalla Cooperativa sociale Placido Rizzotto (capofila), da Libera Palermo, Orizzonte Donna onlus e dalla Rete delle Fattorie sociali Sicilia, con la collaborazione di alcuni partner esterni, quali la Federazione regionale Cnca Sicilia, l'ufficio di Servizio sociale per i minorenni del ministero della Giustizia e l'associazione Famiglie persone Down. 

Una vera rete sociale, dunque, il cui filo rosso è l'amore per la terra e per i frutti che è in grado di regalare. Il percorso sarà lungo 18 mesi e vedrà impegnati 10 giovani donne disoccupate, in condizioni di disagio o ragazze madri, che potranno essere formate per gestire attività di agricoltura sociale. In un secondo momento saranno anche coinvolti dai 60 ai 90 ragazzi minori suddivisi in tre gruppi: 20-40 ragazzi dai 14 ai 17 anni ospiti di case-famiglia e comunità alloggio; dai 10 ai 40 giovani della stessa età autori di reati e dai 20 ai 40 giovani tra i 14 e i 35 anni affetti da sindrome di Down. 

Il progetto, finanziato con 219 mila euro nell'ambito dell'avviso promosso dal Governo nazionale "Giovani per la valorizzazione dei beni pubblici", prevede sei fasi e prenderà avvio a partire da ottobre. Le attività si svolgeranno in un punto cruciale di San Giuseppe Jato, ovvero nel centro Di Matteo, sottratto al boss Bernardo Brusca e intitolato alla memoria del piccolo Giuseppe. Il territorio scelto, quello dell'Alto Belice, fortemente caratterizzato da un ritardo strutturale, sociale ed economico, vede un tasso di disoccupazione giovanile che tocca vertici del 70 percento per gli uomini e del 44 per le donne, con una forza lavoro per lo più incentrata sul settore terziario. Proprio qui è intervenuto il lavoro di Libera Terra per formare ed educare i giovani alla cultura della legalità e al senso dell'imprenditorialità. 

"Inizia oggi - spiega Francesco Galante, presidente della Cooperativa Placido Rizzotto - una stagione nuova per la struttura a Portella della Ginestra. Il luogo carico di valore simbolico e di storia dolorosa torna a popolarsi di giovani che si formeranno nella materia che ci sta più a cuore, l'amore per la terra e per i frutti che abbiamo imparato a farvi crescere". Tra le attività di formazione spazio alla pet therapy, all'animazione sociale, all'organizzazione aziendale e alla comunicazione, nelle sue varie forme. "L'importanza di questo progetto - dice il coordinatore provinciale di Libera, Giovanni Pagano -  sta nel coniugare la corretta gestione die beni, attraverso un percorso virtuoso di messa in valore e la promozione di percorsi di inserimento lavorativo". Un modo, dunque, per "essere vicini - ha aggiunto Antonella Massimino, vice presidente di Orizzonte Donna Onlus - a chi vive solitudini forzate dettate da disagio socio-economico-culturale". 

A spiegare le motivazioni che hanno spinto a dar vita a un progetto simile è Salvatore Cacciola, presidente della Rete delle Fattorie sociali Sicilia, secondo il quale "questa vuole essere una sfida per continuare a raccontare l'importanza di esperienze di questo tipo e affinché ciò possa diventare un'occasione di occupazione e di cambiamento". Insomma, la volontà di permettere a tanti giovani di riprendere in mano la propria vita, ma con un'opportunità di crescita per tutto il territorio. Il progetto, nel corso del suo svolgimento, sarà raccontato passo dopo passo dagli operatori nel blog di Chi semina racconta e sulla pagina Facebook ufficiale

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