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Martedì, 24 Maggio 2022
Cronaca Cefalù

"Compensi illegittimi al Cda del Giglio di Cefalù": condannati gli assessori Razza, Borsellino e Gucciardi

La decisione della Corte dei conti che ha rilevato un presunto danno erariale per la Regione. I tre, assieme ai dirigenti generali Salvatore Sammartano e Mario La Rocca, dovranno versare complessivamente oltre 381 mila euro

Il Cda della Fondazione Giglio di Cefalù non avrebbe mai dovuto essere istituito, perché non previsto da alcuna normativa statale o regionale, e quindi la liquidazione dei compensi ai suoi compenenti avrebbe determinato un danno erariale alla Regione. La Corte dei Conti ha accolto la ricostruzione del pubblico ministero Marco Cavallaro e ha deciso di condannare - seppure in misura un po' inferiore rispetto alla richiesta - gli assessori regionali alla Salute che si sono succeduti dal 2015 al 2020, ovvero Lucia Borsellino, Baldo Gucciardi e Ruggero Razza, nonché i dirigenti generali Salvatore Sammartano e Mario La Rocca. Dovranno versare complessivamente 381.602 euro (la richiesta del pm era di 545.146 euro) così suddivisi: Gucciardi 68.100 euro, Borsellino 107.505 euro, Razza 59.416 euro, Sammartano 107.505 euro e La Rocca 39.075 euro.

Erano stati tutti citati in giudizio in relazione "agli esborsi e agli oneri che sono stati indebitamente e illegittimamente sostenuti dalla Regione per i compensi dei componenti del Cda della Fondazione Giglio", in seguito agli accertamenti compiuti dalla guardia di finanza. Come era emerso "dal 2013 la fondazione non svolge più alcuna forma di sperimentazione pubblico-privato, è totalmente partecipata da soggetti pubblici, in larga parte operanti direttamente nella sanità pubblica, ed i cui dipendenti sono pure ivi utilizzati. Utilizza immobili di proprietà dell'Asp di Palermo e ha una struttura amministrativa che genera, però, costi aggiuntivi in funzione del previsto Cda e del collegio dei revisori".

E ancora: "Ha un proprio direttore generale nominato dal Cda, i cui trattamenti economici applicati non è chiaro a quali parametri siano ancorati e, infine, né l'Asp di Palermo né l'assessorato alla Salute esercitano una effettiva vigilanza e controllo sulla gestione della struttura, come ammesso in sede di audizione sia dall'assessore alla Salute, sia dal direttore generale dell'Asp di Palermo". In sintesi, dal 2013 in poi, la Regione avrebbe dovuto "riqualificare" la fondazione trasformandola in azienda sanitaria, rendendo vana l'esistenza di un Cda, organo tipico di una società privata. 

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