Casteldaccia, la strage della villetta travolta dal fango: altri 6 mesi per indagare

La Procura di Termini Imerese proroga le indagini sull'alluvione del 3 novembre 2018, in cui persero la vita 9 persone. Le vittime rimasero intrappolate in una casa abusiva di contrada Dagali. Sotto inchiesta due ex sindaci, dirigenti del Comune e proprietari dell'immobile

Altri sei mesi di indagini sulla terribile esondazione del fiume Milicia che, il 3 novembre del 2018, fece affogare nel fango nove persone (tra cui due bambini), rimaste intrappolate in una casa abusiva di contrada Dagali, a Casteldaccia. Per la tragedia sono finite sotto inchiesta otto persone, tra cui l'ex sindaco Giovanni Di Giacinto, il suo predecessore, Fabio Spatafora, nonché dirigenti comunali e gli stessi proprietari dell'immobile.

Durante un incidente probatorio, nelle scorse settimane, sono stati resi noti gli esiti di una perizia volta ad accertare le cause dell'alluvione: la piena del Milicia sarebbe stata un evento eccezionale, ma in ogni caso era stata emanata un'allerta meteo per quei giorni, dunque avrebbe dovuto essere attuato il piano di protezione civile comunale per fronteggiare l'emergenza. Questa è la sintesi consegnata dagli esperti ai magistrati della Procura di Termini Imerese. Proprio i pm Luisa Vittoria Campanile e Carmela Romano hanno chiesto ora altro tempo per indagare e tirare le somme.

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Oltre a Di Giacinto e Spatafora, sono indagati Maria De Nembo, responsabile della protezione civle per il Comune di Casteldaccia, i dirigenti che, dal 2008, hanno guidato l'ufficio municipale con competenze su sanatorie, condoni edilizi, demolizioni ed acquisizioni al patrimonio comunale di immobili abusivi, Rosalba Buglino, Alfio Tornese e Michele Cara Pitissi, ed i proprietari della villetta fuorilegge, Antonino Pace e Concetta Scurria. 

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