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Un terreno confiscato alla mafia - Foto d'archivio

Un terreno confiscato alla mafia - Foto d'archivio

Caffè letterario e cibo bio nella terra del boss: nuova vita per due beni confiscati in Provincia

Il primo progetto sarà realizzato a Casteldaccia, il secondo a Polizzi Generosa. Entrambi hanno vinto il bando promosso dalla Fondazione con il Sud insieme a Fondazione Peppino Vismara e si sono aggiudicati oltre 400 mila euro ciascuno

Due beni confiscati alla mafia in provincia di Palermo saranno presto valorizzati attraverso attività economiche sociali nel settore agricolo, turistico e della ristorazione, creando servizi per i cittadini, percorsi di formazione e opportunità di lavoro per persone in difficoltà. E' questo l'esito della quarta edizione del bando, promosso dalla Fondazione con il Sud insieme - per la seconda volta - alla Fondazione Peppino Vismara che assegna in totale sette beni confiscati, in quattro regioni del Sud, a circa 50 organizzazioni tra associazioni, cooperative sociali, istituzioni locali, università. Il contributo totale è di circa 3,2 milioni di euro di risorse private (una media di 400 mila euro per progetto), di cui circa 790 mila euro sono messi a disposizione dalla Fondazione Vismara.

I progetti prevedono modalità e ambiti differenti di valorizzazione dei beni. A Casteldaccia un edificio confiscato alla mafia sarà convertito in un caffè letterario, con area food multietnica e il coinvolgimento di chef stellati e giovani immigrati. Sarà creato anche uno spazio dedicato ai bambini con laboratori ludico-ricreativi e sono previsti 15 percorsi di formazione per donne svantaggiate, 3 delle quali verranno impiegate lavorativamente nelle attività di progetto, mentre le altre saranno inserite presso diverse organizzazioni del territorio.
A Polizzi Generosa, invece, prenderà il via un progetto di agricoltura sociale bio in terreni confiscati al boss Michele Greco.

In risposta al bando sono pervenute circa 50 proposte, un numero congruo rispetto all’iniziativa e alle risorse messe in campo, ma sproporzionatamente basso rispetto alle migliaia di beni confiscati inutilizzati al Sud. “Un dato che ci deve far riflettere e che rischia di spuntare l’arma della confisca nel contrasto alle mafie – sottolinea Carlo Borgomeo, presidente della Fondazione con il Sud. L’Agenzia sta facendo molto bene, ma l’assegnazione finale da parte degli enti locali alle organizzazioni del Terzo settore deve essere più rapida e contemplare tempi di utilizzo più lunghi. Spesso i beni arrivano in uno stato di completa devastazione, richiedendo sforzi economici ingenti, e gli enti concedono l’utilizzo del bene solo per pochissimi anni, non permettendo di avviare progetti credibili di valorizzazione”.

Il bando prevedeva come requisito l’ottenimento della concessione del bene per almeno 10 anni e fissava un tetto massimo di finanziamento di 500 mila euro per progetto con lo scopo di creare lavoro, promuovere la cittadinanza attiva e iniziative nell’ambito del welfare di comunità.

“Il contributo della Fondazione Peppino Vismara al bando - dichiara il presidente della Fondazione Paolo Moreiro - si inserisce nella più ampia strategia di supporto ad iniziative di economia sociale e solidale nel Sud Italia che la Fondazione da anni persegue anche in collaborazione con altri Enti del non profit. La creazione di nuova occupazione, la salvaguardia e la valorizzazione del territorio, l’attivazione di nuovi e sempre più efficaci servizi rivolti alle fasce più deboli della popolazione hanno rappresentato anche in questa quarta edizione del Bando il più concreto esempio di utilizzo sociale dei beni confiscati. Per il futuro – conclude Moreiro - si auspica la possibilità di sperimentare formule innovative del Bando capaci di massimizzare il risultato e rendere sempre più agevole la partecipazione degli Enti del Terzo Settore anche aumentando le risorse a loro disposizione”.

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